Agenzia editoriale
«I siciliani? Complici
di Belluscone»
di Gianni Nicola Caracoglia
Nel nuovo film, in cantiere da mesi e in cerca di finanziatori, Franco Maresco
non ha dubbi: senza l’Isola del “61 a 0” il Berlusconismo non sarebbe esistito



Il Divo Giulio Andreotti sosteneva che il potere logora chi non ce l’ha e aveva ragione. Rinunciare, infatti, all’ormai mitizzato 61 a 0 che nel 2001 segnò l’apoteosi del potere berlusconiano non è cosa che si digerisce facilmente, neanche per l’ex premier che in quella tornata elettorale in Sicilia non aveva fatto solo il pieno di voti e di parlamentari ma di ossigeno per la sua lunga e coriacea carriera politica. Da qui la domanda del regista palermitano Franco Maresco: ma cosa sarebbe stato Berlusconi senza la Sicilia? La risposta è: poco, forse niente. Anche perché senza il palermitano Marcello Dell’Utri, tra gli ideatori nel 1993 del partito-azienda Forza Italia ed oggi senatore del Popolo delle Libertà, nulla sarebbe cominciato. E da questa esigenza, di narrare la stretta interdipendenza fra l’uomo che voleva fare l’Italia a sua immagine e somiglianza e la base dello Stivale che ha fatto da piedistallo a tanto potere, è nata l’idea di fare il film-inchiesta chiamato Belluscone, una storia siciliana.

Le riprese sono cominciate nella primavera del 2011 con la produzione di Rean Mazzone - da anni al fianco di Maresco - e dello stesso regista, che lo ha scritto insieme a Claudia Uzzo, con l’aiuto Giuseppe Lo Bianco, giornalista del “Fatto Quotidiano” e con la fotografia di Luca Bigazzi. Per portarlo a termine, già all’inizio di quest’anno, mancavano all’appello circa 250 mila euro che sono stati solo in piccola parte raccolti attraverso la sottoscrizione pubblica messa in piedi da Maresco. Chi vuole supportare il progetto può mandare, infatti, un contributo sul conto intestato al Comitato A Silvio… dalla Sicilia con Amore - Banca Unicredit, Agenzia Roma San Pantaleo - 36011, codice iban IT32W0200805022000101752854. Attraverso il sito www.bellusconeilfilm.it si può donare tramite carta di credito.

Per sensibilizzare la raccolta fondi, a gennaio erano state organizzate alcune anteprime - una delle quali a Palermo - dove sono stati visionati alcuni minuti del film. L’appello, però, è passato quasi inosservato. «Noi puntavamo ad una sottoscrizione più congrua ma così non è stato - ribadisce Maresco molto amareggiato -. Ci sono state sottoscrizioni che mi hanno fatto piacere sul lato personale, fatte da persone un po’ lontane da me; invece quelli che si erano spesi per anni a dire che erano cresciuti con noi e che ci seguivano da sempre, la cosiddetta società civile, la sinistra militante, si sono dimostrati latitanti. Quali le cause? Si potrebbe parlare della crisi ma mi sembra più che altro una scusa». Quando nasce il progetto il governo Berlusconi è ancora in carica, in pieno scandalo Ruby e Bunga Bunga. Fatto il passo indietro Berlusconi,  tutti hanno cominciato a interrogarsi sulle sorti, e l’opportunità, del film. «Io sono sempre più convinto dell’utilità del film - ci tiene a sottileneare Maresco -, anche se c’è chi sostiene che il film ormai non serve più e che l’argomento è trito e ritrito. E’ il solito discorso vomitevole degli italiani che vogliono rimuovere: è come ogni volta che cade un regime e tutti tendono a smarcarsi ma bisogna ricordare che quel popolo gli è stato vicino se non complice».

Il film racconta il fenomeno Berlusconi dal punto di vista della storia siciliana, scandagliando dove è nato il fenomeno di massa, una lente di ingrandimento spietata su vent’anni di storia siciliana, quindi italiana, che non può non riportare la memoria alla terribile stagione delle stragi del 1992. «Noi andiamo avanti col film anche perché ci avviciniamo al ventesimo anniversario delle stragi di Falcone e Borsellino - prosegue Maresco -. Nel film parlano giornalisti, giudici, politici, si passa dai pro ai contro, da Ingroia a Miccichè a Dell’Utri, ho coinvolto pentiti e collaboratori di giustizia. Certo fa riflettere il fatto che nell’anno del ventennale delle stragi il processo d’appello a Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa venga annullato in Cassazione e si debba rifare, rischiando seriamente di essere cancellato a causa della prescrizione. Ecco perché questo film è ancora più necessario».

La lunga lista degli intervistati comprende, in ordine alfabetico, tra gli altri, Enrico Bellavia e Attilio Bolzoni giornalisti de “la Repubblica”, Giuseppe Ciuro ex maresciallo della Direzione Investigativa Antimafia, Marcello Dell’Utri senatore Pdl, Francesco Di Carlo collaboratore di giustizia, Antonino Gatto procuratore gene-rale a Palermo e accusa nel processo d’appello a Dell’Utri, Gioacchino Genchi esperto di informatica e telefonia, Peter Gomez giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, Antonio Ingroia procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo, Carmine Mancuso ispettore capo della Polizia di stato e tra i promotori del Coordinamento antimafia di Palermo, Gianfranco Miccichè fondatore di Forza del Sud ed ex coordinatore di Forza Italia in Sicilia, Leoluca Orlando parlamentare dell’Italia dei Valori ed ex sindaco di Palermo, Ferruccio Pinotti giornalista del “Corriere della Sera”, Gioacchino Scaduto presidente dei giudici per le indagini preliminari, Francesco Viviano giornalista de “la Repubblica”.

Il tempo scorre ma restano comunque duecentocinquanta mila euro ancora da raccogliere ma questo non spaventa Maresco. «I soldi finora li abbiamo messi io e Rean Mazzone, produttore che mi segue sin dagli Anni 90 - aggiunge - e questo dimostra che il cinema italiano è sostanzialmente codardo, un cinema impegnato sul piano civile e politico solo a parole. Si sa di questo film da un sacco di tempo, e nonostante sia un film a budget basso non c’è stato un solo produttore illuminato che lo voglia produrre. Io vado comunque avanti. Recentemente ho incontrato Andrea Occhipinti della Lucky Red, con cui io e Daniele Ciprì abbiamo realizzato due film, “Totò che visse due volte” e “Come inguaiammo il cinema italiano”: come intellettuale ha espresso pieno favore al progetto, ora bisogna vedere cosa succederà. Resta comunque l’unico interlocutore che ho davanti. Per il resto zero, non gliene frega niente a nessuno».

Belluscone è diventato quasi uno spartiacque per Maresco: è evidente che la difficoltà a far funzionare il sistema “interattivo” di finanziamento è diventata stimolo per una riflessione generale che va oltre le contigenze difficili. «Io ho amato questa terra - confessa Maresco -, sono rimasto qui negli anni più difficili, quando tutti andavano via e i film si facevano a Roma dove si sfruttava, come sciacalli, il nome della Sicilia. Non nascondo che oggi, a 54 anni, sono convinto di aver sbagliato. Dovevo andarmene e fottermene come hanno gli altri, tanto sono battaglie perse. Si faccia sotto chi è più giovane, chi ha più speranze e più energie. Io l’ho fatto per 25 anni, ora sono stanco e battaglie come queste non ho più intenzione di farne».
Eppure l’onda del successo di un programma autogestito e finanziato anche da una raccolta popolare di fondi come è “Servizio Pubblico” di Michele Santoro sembrava far presagire che al pari di una tv 2.0, cioè interattiva, si potesse ipotizzare una soluzione simile per il cinema. «Evidentemente non suscito la stessa simpatia nell’area che è la stessa che sostiene Santoro - sentenzia Maresco -. Santoro da anni fa il tribuno e il martire ed ha appoggi di certi ambienti ai quali io non ho accesso». Santoro, in effetti, ha l’appoggio anche di un intero quotidiano, “il Fatto Quotidiano”: «Sul "Fatto" devo essere sincero - ammette Maresco -, ci hanno dato ampio risalto. Non scordiamoci che l’aspetto inchiesta del film è curato da Peppino Lo Bianco del “Fatto” e nel film c’è anche Peter Gomez uno dei vertici del giornale».

Nel consueto stile tragicomico che è diventato un marchio di fabbrica di Maresco, già dai tempi di Cinico Tv condiviso con Daniele Ciprì, la storia siciliana di Belluscone viaggia tra la idolatria popolare, l’aspetto della cronaca e la sottile ironia di personaggi come Marcello Dell’Utri, il quale ha accettato di buon grado di farsi intervistare, seduto su un trono. Il senatore, interrogato sul futuro di Berlusconi, cita Eugenio Montale dicendo che “un imprevisto è la sola nostra speranza, anche se non sarebbe stata una bella cosa”. L’imprevisto invece è arrivato intanto per lui, con l’annullamento della sentenza d’appello, e per Palermo che non è riuscita a portare a termine neanche la cosa più banale, il voto alle primarie del centrosinistra, che si è trasformato in una specie di reality show, con accuse, ricorsi all’infinito e controcandidature. Forse il primo nemico del film in questo momento è la realtà di una città come Palermo che ha i connotati della migliore commedia dell’arte. «Tutto questo non fa che confermare la deriva irreversibile presa da questo Paese - commenta il regista -. Questo non è un film su Berlusconi il cattivo, il tiranno, ma sulla gente che ne è stata complice. Mai questo Paese è stato così complice di un politico neanche ai tempi di Mussolini. Berlusconi è responsabile del mutamento genetico di un popolo, ha compreso la mediocrità della gente facendo credere loro che potevano avere ciò che volevano. Il mio tono brutale è contro la sinistra che ha da sempre sotto gli occhi certe situazioni. Cosa ha fatto la sinistra per evitare il famoso 61 a zero? Certo mi rendo conto che quando parlo di sinistra mi riferisco ad un mondo che non esiste più, quello delle sezioni di partito affollate di lavoratori, parlo di uomini politici come Longo o Berlinguer o intellettuali come Vittorini o Pavese, Calvino. La classe politica è precipitata già a livello nazionale, figuriamoci a livello locale dove è facile cadere nelle ambiguità e giocare su due tavoli. Che sinistra è quella che appoggia il governo di Lombardo? E’ chiaro che chi ha appoggiato per anni questa sinistra deve ormai gettare la spugna».

Il film va avanti e nei progetti di Maresco c’è l’impegno di portarlo a termine quanto prima così da portarlo nelle sale per quest’anno. «Spero anzi di poterlo presentare ad un importante festival italiano - aggiunge -, vorrei farlo vedere ai selezionatori di Venezia, un’ipotesi che assolutamente non scartiamo». Una piccola presentazione del film, di pochi minuti, è stata organizzata a gennaio ai Cantieri culturali alla Zisa di Palermo: c’era tantissima gente, la parte borghese della città, ma dal punto di vista dei risultati pratici, leggi sottoscrizioni, non è successo nulla. Ma la parte popolare della città, coinvolta a pieno titolo nel film, aspetta questo film? «Se lo aspetta o no non lo so - risponde Maresco -. Noi da una parte abbiamo coinvolto la politica, Berlusconi e la sua storia, dall’altra c’è tutto un mondo di sottoproletariato che ama le canzoni neo-melodiche, siculo-palermitanesche come direbbe un mio personaggio, la Palermo delle feste di piazza, delle periferie di “Cinico Tv”. In mezzo c’è la grande zona grigia, complice e vigliacca, che si nasconde. Lo schifo».

Non c’è dubbio che la analisi di Maresco sui vari antagonismi sociali e politici siciliani legati al Berlusconismo oggi rischia seriamente di scontrarsi con il clima di ecumenismo e collaborazione politica che da novembre alberga a Roma. «Non prendiamoci in giro. Monti sta cercando di cancellare il teatrino patetico che ci ha lasciato in eredità il signor Berlusconi perché qualcuno doveva comunque prendere in mano le redini di questo Paese. Dall’altra parte, però, non cambierà nulla finché non spariranno tutte le sigle dei partiti, che non sono in grado né eticamente né materialmente di cambiare le cose. Ci vuole un’idea nuova di politica e non mi chieda cosa perché non sta a me dirlo. Un Paese che ha sopportato quello che ha sopportato per vent’anni non ha speranze. Non posso tollerare chi mi dice basta parlare di Berlusconi e del Bunga Bunga, sono gli stessi che fino a ieri lo osannavano. Ci vorranno generazioni per scrostarci di dosso tutto».




Pubblicato il 10 aprile 2012

Una scena del film con un cantante neomelodico, che sulle note di Cristicchi, canta
Una scena del film con un cantante neomelodico, che sulle note di Cristicchi, canta "Vorrei conoscere a Belluscone"
Marcello Dell'Utri intervistato da Franco Maresco
Marcello Dell'Utri intervistato da Franco Maresco

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