Torna Mario Venuti con "L'ultimo romantico", nei negozi dall'8 maggio. Tempesta e impeto per il musicista siciliano si traducono in un disco dai suoni molto vari e dove la cura dei testi - per gran parte firmati da Kaballà - mette in gioco un Venuti meno intimista: «Già oggi fare musica che non sia un business è una cosa da romantici»
«Già oggi fare musica che non sia un business è una cosa da romantici». Come dargli torto? Mario Venuti a 48 anni ha ancora il coraggio di tornare a fare musica da indipendente, perché le cose o le fa come vuole lui o non vi trova piacere. Ecco come nasce “L’ultimo romantico”, il nuovo album in uscita l’8 maggio, realizzato ancora una volta, attraverso la sua società editoriale Microclima, in sinergia perfetta con Nuccio La Ferlita che lo ha prodotto con Musica&Suoni. La Sony si occuperà della distribuzione. “L’ultimo romantico” conta 12 canzoni, 10 delle quali rinnovano un altro rodato sodalizio di Venuti, quello con Pippo Rinaldi ovvero Kaballà che ha firmato i testi. Il leit motiv di tutto il disco – realizzato ancora una volta con gli Arancia Sonora (Tony Canto chitarre, Vincenzo Virgillito basso, Tony Brundo piano e tastiere, Franco Barresi batteria) - è la voglia di andare oltre l’omologazione dominante nella musica pop, alla ricerca di quel gusto forse un po’ sofisticato nel costruire le canzoni ma che evidenzia una ricchezza creativa che trent’anni dopo la nascita della fortunata parabola dei Denovo è ancora ben viva e vegeta.
«In un periodo come quello che stiamo vivendo - dichiara Venuti - la parola romantico dovrebbe riacquisire il suo antico significato. Romantico è chi reagisce alla razionalità con l’emotività, la fantasia e l’immaginazione, il romantico insegue il sogno, la visione, la follia. Quel sogno mi ha spinto a fare della musica la mia vita. Bello sarebbe non sentirmi più un sopravvissuto, un animale in via d’estinzione, l’ultimo romantico». Dopo una simile dichiarazione d’intenti l’ascolto del disco non può che concordare con le premesse. Senza mai tradire la filosofia di base, di scuola beatlesiana, della “recherche” continua tra gli elementi essenziali del pop, “L’ultimo romantico” è lo step successivo di “Recidivo” di tre anni fa dove la ricerca della bellezza è continua. “Lode agli uomini che hanno scelto la bellezza come unica compagna” canta Venuti in “Rosa purpurina”, la canzone che apre il disco, “quella che appartiene di più a Kaballà”, spiega l’artista, brano che prende la strada dell’Oriente che porta da Battiato a Nusrat Fateh Ali Khan.
Il romanticismo di Venuti non deve essere confuso con il sentimentalismo, piuttosto è la passione di una vita, la coerenza come scelta di fondo. E se qualche anno fa, finita la parentesi rock dei Denovo, la vicinanza con la musica tropicalista brasiliana rivelò il lato più intimista di Venuti, ora c’è una visione più aperta delle cose, più sociale. Sturm und Drang, tempesta e impeto, il rapporto con il classicismo, il flirt con il teatro dell’opera che in “Là ci darem la mano” trova il proseguimento di un’idea di qualche anno fa, quella di realizzare un’opera per il Teatro Bellini di Catania. La citazione è del Don Giovanni di Mozart, “o per lo meno che riprenda integralmente il libretto di Da Ponte, perché l’eros e una visione dionisiaca della vita potevano far parte di quel lavoro”. Visione ripresa anche in “Gaudeamus”: «l’inno del goliardo in versione sacra! E’ buffo questo contrasto ma mi si addice. La vita è una cosa sacra anche per chi vuol goderne con tutti i sensi. Il mito della giovinezza che si protrae quasi ai limiti della decenza è un tema che mi è molto caro”. Il brano si avvale del coro classico Doulce Memoire di Catania, registrato alla Cappella Bonajuto della città etnea da Riccardo Samperi, che ha curato la registrazione di tutto il disco nel suo Trp Studio.
Pur nella sua classicità “L’ultimo romantico” è anche un disco molto moderno perché si sposa bene con il gusto sinfonico del pop internazionale, sempre più alla ricerca di soluzioni orchestrali. “All’estero il gusto del melodramma è cresciuto molto” dice anche se a lui il melodramma non piace. “Non mi è mai piaciuta l’enfasi dei tenori, preferisco certamente la sinfonica”. Ed ecco sbucare dalla sua raccolta di cd un cofanetto con l’opera omnia di Joan Sebastian Bach, forse il primo musicista “rock” della storia. “Ascoltarlo mi mette pace”. Ed eccolo mentre mette giù le note introduttive del singolo “Quello che ci manca” al pianoforte di casa: «Queste note alla chitarra forse non le avrei mai trovate. Dopo la parentesi brasiliana che mi ha fatto esplorare le tante possibilità della chitarra, per non sfociare nel jazz dovevo tornare indietro e l’unico strumento era il pianoforte, uno strumento ancora da esplorare per me e che mi permette ancora di stupirmi e di trovare nuove soluzioni».
C’è molta cura nella composizione di “Quello che ci manca”, in diffusione radiofonica da fine marzo. “Quello che ci manca" ha la forza del pezzo che si impone subito, senza dubbio è quello che ci manca(va) a Sanremo, dove il brano è stato scartato. Insieme con “Con qualsiasi cosa” ha riportato Venuti al piacere di scrivere testi e musica. Che sia tornato forse il tempo che Venuti torni a fare tutto da solo? «No, io e Pippo (Kaballà ndr) ci siamo divertiti moltissimo a fare anche questo disco, soprattutto in “Rosa purpurina”, il brano più Kaballà di tutti anche musicalmente, con questa sua aria etnica». Il video della canzone è stato girato nelle campagne di Villotta (Pordenone), ed è stato scritto e diretto da Fabio Luongo, con la produzione esecutiva di Nefertiti film.
"L'ultimo romantico" è disco è molto vario, una sorta di enciclopedia della musica, dove pop, rock, blues, reggae, opera, disco music convivono in pace assoluta. «Neanch’io all’inizio sapevo che piega avrebbero preso alcune canzoni, come il reggae di “Con qualsiasi cosa” e la disco di “Dna”. Il pop è ormai un’arte citazionista, finché non ci saranno nuovi fenomeni musicali sconvolgenti. Per me “Recidivo” è stato lo spartiacque, questa è la continuazione e l’ampliamento di quel discorso. E’ un disco che va ascoltato più volte». E’ un disco anche di ironica denuncia: “Rasoi” è l’inno anti-tagli, la voglia di capire cosa è utile e cosa è superfluo; “Fammi il piacere” musicalmente sposta il Bunga Bunga allo Studio 54 della Grande Mela e auspicando la fine dell’era della donna oggetto.
Sedici anni di sodalizio con Nuccio La Ferlita poi sfociato nel management di Musica&Suoni continuano a dare ottimi risultati . «Nuccio La Ferlita è veramente colui che può dire che sono l’ultimo romantico”. «Mario non ama i compromessi» – aggiunge La Ferlita. «Mi sono costruito una credibilità negli anni – ricorda Venuti -, quando dimostri di essere coerente perché fa quello che fa perché è se stesso, alla fine il pubblico me lo riconosce”. Il rapporto tra Venuti e il pubblico negli anni è cambiato affinandosi sempre di più. «Molti ragazzi sono cresciuti con me, molti trentenni che oggi arrivano ai concerti con moglie e bimbo piccolo. E’ un rapporto più discreto, non è morboso come quello che hanno i teenagers. Con orgoglio posso dire che le mie canzoni - “Fortuna”, “Veramente”, “Crudele” - resistono nel tempo. Le mie canzoni sono più forti di me. Per me è più sano che si conoscano le canzoni piuttosto che l’artista, lo trovo sano”. Ma Venuti cosa dà ai fan? «Fino a poco tempo fa ero un po’ rigido, se mi incontravano fuori palcoscenico mi irrigidivo. Prima la trovavo un’invasione di campo dei fan, oggi se mi chiedono l’autografo o la foto in qualsiasi momento ho imparato ad essere più paziente, e il fatto di fare contente le persone mi restituisce positività. Ci sono due fan club riconosciuti, “Microclima” e “Punta del faro”, ma non li gestisco io. Sono più presente anche su Facebook. Tweeter lo trovo troppo limitato nei suoi 140 caratteri, quando devo dire qualcosa lo devo fare nel modo che voglio io».
Con una sonorità Anni 80, tra radici anche un po’ denoviane e un pop un po’ spruzzato di nero alla Hall&Oates, in “Dna” Venuti canta il suo “testamento biologico” dove a Faust non chiede l’eterna giovinezza ma che le sue canzoni possano sopravvivere all’artista. «Ci trovo una grande coerenza, è il proseguimento di un percorso avviato anni fa. Sin dai tempi dei Denovo mi è rimasta la voglia di trovare la perfetta canzone pop, l’ideale è sempre quello. Cambia la forma, ma la sostanza è sempre quella”.
Dall’8 maggio Mario Venuti incontrerà i fan in un instore tour, nel corso del quale presenterà live l’album. Queste le date: l’8 maggio alla FNAC di Milano, il 9 maggio alla FNAC di Torino, il 10 maggio alla FNAC di Verona, il 14 maggio alla Mondadori di Palermo, il 15 maggio a La Feltrinelli di Catania, il 17 maggio a La Feltrinelli di Bari, il 18 maggio alla FNAC di Napoli, il 19 maggio alla FNAC di Roma, il 20 maggio alla FNAC di Firenze, il 23 maggio alla Mondadori di Bologna, il 25 maggio a la Feltrinelli di Genova.
Pubblicato il 28 aprile 2012