Agenzia editoriale
Miss in consolle
di Lavinia D'Agostino
Giovani, belle e determinate. Cresce il piccolo esercito di ragazze che, indossate le cuffie, non solo animano le discoteche con sound trasgressivi e coinvolgenti, ma lanciano anche mode e creano tendenze perché essere fashion è parte integrante del loro lavoro
 


Sono giovani, determinate e belle. Sono desiderate, ammirate, alcune volte invidiate. Sono serissime, soprattutto quando lavorano. Sono quelle che, per mestiere, animano le piste nelle notti da ballo. Sono un piccolo esercito di donne - ogni anno sempre più numeroso - che, indossata la cuffia lavorano in consolle.
È il caso della messinese Helen Brown – il suo vero nome è assolutamente top secret – che dal 2003 fa ballare il pubblico delle più prestigiose discoteche d’Europa. Lei, che dal 1993 suonava nelle discoteche siciliane, è arrivata al successo internazionale grazie alla sua grande determinazione.
«L’ amore per la musica mi ha accompagnato anche nei momenti difficili della vita» racconta Miss Helen Brown, come la chiamano i suoi fan.
La svolta nel 2008 quando esordisce anche come producer accanto a Lypocodium a.k.a. Fausto Belardinelli, collaborando con diverse labels nazionali ed estere e ponendosi in evidenza per l’elegante sound e l’inimitabile stile, tanto da essere chiamata a remixare artisti del calibro di Michael Watford, Patrick Juvet, Tiff Lacey. Nel 2010 ottiene la pagina personale nel portale internazionale “Beatport” per aver collezionato diversi top downloads con i progetti Luis Rondina e Alex Berti “Horny feat. Lisa” e “Here I go”.
Oggi, dopo essere stata in ogni angolo d’Europa e aver visitato realtà molto diverse dalla nostra, come il Kosovo, Helen è rientrata in Sicilia. Lei, che prestissimo uscirà con il suo nuovo progetto musicale al quale sta collaborando una prestigiosa voce internazionale (su cui al momento mantiene il massimo riserbo) e che sta anche lavorando a una hit dalle sonorità europee, ha deciso di tornata a vivere a Messina.
«E non ho intenzione di andarmene – ammette scherzando -. Nella mia città sto bene. Viaggerò, è chiaro, ma ho intenzione di vivere qui, a meno che non dovessi decidere di trasferirmi a Miami o comunque in America. Sono convinta che bisogna cercare di non abbandonare il posto in cui si è nati e cresciuti, ma anzi si deve lavorare affinché il luogo da cui provieni possa crescere. Troppo facile andare via, bisogna restare per migliorare».
È difficile lavorare in consolle?
«È un mestiere diverso dagli altri, ma come tanti altri. Quando suono sono concentrata perché sto lavorando e quindi sono molto seria, molto più del solito, ovvero di quando non lavoro. Sono una salutista, non fumo né bevo, e non berrei comunque, perché lo trovo dequalificante… chi lavora in banca piuttosto che in tribunale, mica beve durante le ore di lavoro!
In consolle sono serena, tranquilla, non mi vedrai saltare né esaltarmi. Lavoro e basta. È chiaro che, proprio perché sei donna, sai di avere tutti gli occhi puntati addosso, anche per questo le dj puntiamo molto sull’immagine, parte integrante del nostro lavoro».
Ti hanno mai dato fastidio mentre sei in consolle?
«Mai, forse perché sono molto distaccata quando suono. Non mi intrattengo con nessuno, non voglio che mi si avvicinino, non perché sono una snob ma appunto, come dicevo prima, perché quello è il mio posto di lavoro. All’estero c’è un grandissimo rispetto per le dj, c’è una cultura diversa in tal senso e da più tempo, sono più aperti, predisposti ad accettare la donna in consolle. Sai qual è la verità? Che in Italia l’organizzatore di una serata cerca maggiormente la dj che sia anzitutto “modella”, ritenendo più importante l’aspetto piuttosto che la capacità tecnica, (in Italia ci sono moltissime “colleghe” che vivono d’apparenza e sono senza sostanza); mentre all’estero per lavorare devi essere brava. All’estero gli organizzatori contattano anzitutto chi fa ballare e chi suona bene. A Miami, per esempio, ho conosciuto delle bravissime dj donne, molto grandi d’età, ma bravissime… Qui non siamo ancora a questi livelli e non so se ci arriveremo mai».
Per essere una dj donna, quali qualità bisogna avere?
«La costanza e la passione. In questo ambiente, che pone sempre più limiti e costrizioni, questa è l’unica qualità che porta ottimi risultati. Bisogna avere pazienza, costanza ed umiltà per andare avanti. E poi consiglio di non scendere mai a compromessi. Mi rendo conto che per una ragazza giovane una carriera “più facile” può risultare allettante, ma secondo me chi scende a compromessi non suona per passione, ma solo per farsi notare».
Prima parlavamo di look, in questo mestiere quanto conta l’immagine ?
«Direi che è fondamentale. Questo è un aspetto del mio mestiere che mi piace moltissimo, sono una appassionata di moda tanto che sto curando anche la selezione musicale di prestigiose sfilate. Curare lo stile è molto importante e si deve sempre cambiare. Se per esempio dai uno sguardo al mio book vedrai che da un anno all’altro l’immagine cambia, perché segue lo stile di quel momento, lo stile del progetto musicale che sto proponendo in quel periodo. Adesso, per esempio, la violinista Maria Fausta Rizzo (in arte Marienne Violin, con la quale porta avanti il progetto “Penelope live show”, ndr) ha un’anima molto hard rock dark, il suo stile in questo momento mi piace molto».
E parlando di look non si può fare a meno di interpellare Miss Dj Manola, icona regionale dei dj in gonnella che scatena le folle da quando aveva 15 anni. Lei, battezzata artisticamente dal dj Mauriziotto nel 2001, davanti a circa quattromila persone e in quella che ai tempi era considerata la discoteca più bella d’Italia – il Movida di Carini –, è una che allo stile ci tiene parecchio. «Ma non può e non deve essere tutto» tiene a sottolineare la dj palermitana.
«L’immagine – continua Miss Dj Manola - conta moltissimo, siamo comunque lavoratori dello spettacolo. Io ci tengo moltissimo a vestire in modo particolare e fashion, secondo me è un modo per dimostrare che tieni a ciò che fai, alla gente che hai davanti e all’atmosfera che puoi riuscire a creare nel locale. In particolare, poi, tengo a esser sempre diversa, nel look e nel mixaggio. Per distinguermi sempre. Essere una donna in consolle oggi non suscita più tanto clamore, anche se fa la differenza. Noi utilizziamo molto l’immagine e molte volte per questo motivo attiriamo le invidie dei colleghi uomini. Se non ti conoscono spesso tendono a sminuirti facendo passare l’idea che sei lì perché sei carina, non perché sai suonare. Per fortuna la maggior parte, dopo un po’, si ricrede. La colpa è anche del mercato: tutte quelle che passano dai reality televisivi se non diventano opinioniste si fiondano in consolle anche se non sanno suonare, ma magari solo perché hanno una scollatura generosa. Diciamo che la figura della dj è stata commercializzata e sputtanata in alcuni ambiti, ma per fortuna non è sempre così. Molti pensano che per fare la dj sia necessario essere belle e saper fare casino in consolle. Io non sono del tutto d’accordo. Anzitutto ci vuole tecnica, poi se sei carina, meglio per te».
La discoteca spesso viene accomunata ad alcol, droga sesso…
«Trovo che sia un cliché. Oramai da tutte le parti si beve e i ragazzi si fanno di droghe. Io invece vedo sempre più gente che viene in discoteca solo per divertirsi. Gli eccessi, di ogni tipo, non mi piacciono, ma indubbiamente c’è chi eccede in discoteca, soprattutto con l’alcol, ma trovo che sia una minoranza. La discoteca è sempre di più un luogo di aggregazione e socializzazione».
Quando sei in consolle tutti gli occhi sono su di te, ti sei mai trovata in situazioni imbarazzanti?
«So di essere al centro dell’attenzione, ma sono talmente concetrata sul mio lavoro che non ci faccio caso. Capitano le avances, ma situazioni particolarmente sgradevoli non me ne sono capitate. Anzi, devo dire che qualche “attenzione” un po’ più insistente negli anni mi è arrivata dalle donne. Io, infatti, vengo spesso abbordata soprattutto dalle ragazze, spesso molto più “esplicite” degli uomini».
Cosa consigli alle ragazze che si avvicinano alla consolle?
«Restate umili, studiate e credeteci fino in fondo. Spero che le donne dj aumentino, ma non quelle che hanno un grande seno, piuttosto quelle che sono brave e che lavorano per le loro capacità».
E a proposito di tenaci - per la serie “giovani dj crescono” - ecco che a Catania si fa sempre più avanti la musicista Rebecca La Mela che da due anni, non appena varca la soglia della consolle, si trasforma in Miss Apple.
«Quello delle discoteche è un mondo difficile specie per chi è agli inizi. Ti senti osservata e molti sembrano essere in attesa di un tuo errore: stare in consolle è una grande responsabilità, oltre che una grande soddisfazione. Nel momento in cui il pubblico si rende conto che sei brava ti segue, e questo gratifica. Io ho lavorato molto al Barbaradiscolab di Catania dove sono stata veramente cullata e coccolata, è lì che mi sono fatta le ossa. Trovo che tutto il mondo della musica sia abbastanza maschilista ma non capita di rado che ci siano donne, come le dj Miss Kittin, Jo Muniz e Ellen Allien, che hanno superato di gran lunga i colleghi uomini».
Secondo te, per essere una buona dj bisogna essere anche fashion?
«Non credo, anche se è un aspetto importante. Anzitutto bisogna avere un buon orecchio e una grande cultura. Un buon dj secondo me deve essere anche un buon musicista».




Pubblicato il 17 luglio 2012

Una foto dal book di Manola Bargione, in arte Miss Dj Manola, realizzato da Giuseppe Arnone
Una foto dal book di Manola Bargione, in arte Miss Dj Manola, realizzato da Giuseppe Arnone
Miss Helen Brown insieme alla violinista Maria Fausta Rizzo
Miss Helen Brown insieme alla violinista Maria Fausta Rizzo
Miss Dj Manola (foto di Giuseppe Arnone)
Miss Dj Manola (foto di Giuseppe Arnone)
La discoteca Titos di Palma di Maiorca che il 19 luglio e il 14 agosto ospiterà lo show di Miss Helen Brown
La discoteca Titos di Palma di Maiorca che il 19 luglio e il 14 agosto ospiterà lo show di Miss Helen Brown

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