Il 19 luglio 1992 in Via D’Amelio, fra gli agenti della scorta di Paolo Borsellino perse la vita una poliziotta, ma la lista delle donne uccise dalle mafie è lunga e desolante. L’hanno raccontata tre donne nel dossier “Sdisonorate” prodotto dall’associazione “Dasud”
Ne hanno contate circa 150. Donne vittime delle mafie, uccise da sicari o vittime innocenti che si sono trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato. Assolutamente estranee al mondo mafioso o nate e cresciute in quella sottocultura. Avversarie o complici. Comunque vittime. Le loro storie sono state raccolte, con un duro lavoro di ricerca, in Sdisonorate. La mafie uccidono le donne, il libro-dossier curato da Irene Cortese, Sara Di Bella e Cinzia Paolillo, pubblicato dall’associazione daSud (www.dasud.it). L’hanno presentato qualche mese fa, ma riteniamo che nei giorni dell’anniversario della strage di via D’Amelio - dove perse la vita anche l’agente di polizia Emanuela Loi - un magazine femminile come Sicilia in Rosa debba volgere lo sguardo alle tante donne che per mano della mafia hanno perso la vita. Il dossier racconta la tragica storia di donne la cui vita è stata stroncata a causa delle tante mafie italiane, Cosa Nostra, naturalmente, ma anche ‘ndrangheta, camorra e quant’altro. Sono storie che anche in poche righe lasciano il segno, fanno rabbrividire. Per l’efferatezza di alcuni omicidi, per l’ingiustizia del caso, per l’assurdità di una sottocultura brutale che permea ancora troppo profondamente una parte consistente della nostra società e dalla quale nessuno, purtroppo, viene risparmiato.
Scrive Celeste Costantino, tra l’altro fresca segretaria provinciale di Sinistra ecologia e libertà a Palermo, nella prefazione al dossier che «non ci interessa fare l’apologia della figura femminile nelle terre di mafie. Anzi non sfugge a nessuna di noi come negli anni si sia rafforzato il ruolo delle donne all’interno della criminalità organizzata. Il nostro obiettivo è per un verso la necessità di restituire dignità alla donne dimenticate e per l’altro di svelare il falso mito del “codice d’onore” delle cosche». Quel codice d’onore, appartenente forse a un lontano passato delle organizzazioni criminali, che vieterebbe di uccidere donne e bambini. La storia e i fatti hanno dimostrato che così non è. Anzi, tra le vittime, ci sono molte giovanissime, bambine, ragazze, giovani donne. Un lavoro, questo del volume Sdisonorate, che è partito dall’elenco delle vittime di mafia realizzato dall’associazione Libera e dal libro Dimenticati di Dario Chirico e Alessio Magro. Proprio per non dimenticare persone, fatti, circostanze e tentare di cambiare le cose, e usando Sdisonorate come fonte, vi proponiamo in queste pagine alcune storie di donne siciliane che hanno perso la vita per “causa mafiosa”. Sperando che non accada più.
1896 - Emanuela Sansone
E’ una ragazza di 17 anni e viene uccisa dai clan, a Palermo, probabilemnte per ritorsione veso la madre Giuseppa Di Sano che ha denunciato alcuni mafiosi per fabbricazione di banconote. Dopo l’assassinio della figlia, la madre decide di collaborare con la giustizia.
1945 - Angela Talluto
Angela Talluto è una bimba di appena un anno, quando viene colpita a morte durante una sparatoria. E’ il 7 settembre, a Montelepre, in provincia di Palermo. Il bandito Salvatore Giuliano ha organizzato un agguato per uccidere il militante socialista Giovanni Spiga. Gli sparano davanti casa, lui rimane ferito, ma la piccola Angela perde la vita.
1946 - Marina Spinelli
Un’altra morte casuale. Marina passa per caso nel posto sbagliato nel momento sbagliato, mentre si consuma l’agguato al sindacalista Antonio Guarino, a Burgio, in provincia di Agrigento. E’ il 17 marzo. Viene colpita a morte.
1959 - Giuseppina Savoca
Ha 12 anni e anche lei viene colpita da un proiettile vagante durante una sparatoria in cui viene ucciso un pregiudicato, a Palermo. Arriva in ospedale ancora in vita, ma non ce la fa. E’ il 19 settembre.
1982 - Emanuela Setti Carraro
Vittima innocente, Emanuela Setti Carraro viene uccisa perché è la moglie del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. E’ con lui, in auto, la sera del 3 settembre a Palermo, quando vengono investiti dalle raffiche di mitra. Non è una morte accidentale. Anche lei è stata uccisa volutamente dai sicari.
1985 - Barbara Rizzo Asta
Barbara sta accompagnando i sui due bambini a scuola, lungo la statale di Pizzolungo, quando una violentissima esplosione fa saltare in aria la sua auto riducendo lei e i bambini a brandelli. è il 2 aprile. L’attentato era destinato al giudice Carlo Palermo, ma l’auto di Barbara ha fatto da scudo: Il giudice e la scorta rimangono feriti. Ma sono morti altri innocenti.
- Graziella Campagna
Graziella è una ragazza di soli 17 anni. Ha trovato lavoro come aiuto in una lavanderia di Villafranca Tirrena, in provincia di Messina, per 150 mila lire al mese. La sera del 12 dicembre, viene rapita e portata a Monte Campone, fuori paese. Qui viene uccisa con cinque colpi di fucile a canne mozze. E’ un omicidio crudelissimo. La “colpa” di Graziella era quella di avere trovato in una camicia da lavare i documenti che attestavano la vera identità di un cliente della lavanderia, un latitante che si presentava sotto falso nome. Questa “scoperta” le è costata la vita. Gli autori dell’omicidio sono stati condannati all’ergastolo.
1986 - Nunziata Spina
E’ l’8 di ottobre. Nunziata, 35 anni, si trova nella sala d’attesa dell’istituto ortopedico Ganzirri di Messina. Chiacchiera con un giovane 21enne, ricoverato lì. Quel giovane è Pietro Bonsignore, un pregiudicato imputato al maxi processo. I clan vogliono farlo fuori. Ma lei non lo sa. All’improvviso un commando fa irruzione e spara all’impazzata. Nunziata è colpita a morte alla testa da un proiettile. Vittima innocente di un regolamento di conti.
1989 - Grazia Scimè
Ennesima vittima innocente. Grazia, 56 anni, sta facendo la spesa nell’affollata piazza Salandra, a Gela. Due killer sparano all’impazzata tra la folla per colpire il pregiudicato Giuseppe Nicastro. Rimangono ferite cinque persone, ma solo Grazia perde la vita. è il 12 settembre.
- Annamaria Cambria
Milazzo, 8 novembre. Anna Maria è una studentessa, perde la vita per caso, senza alcuna colpa. Viene raggiunta da un proiettile vagante nell’agguato teso davanti a un bar al pregiudicato Francesco Alioto.
- Leonarda Costantino, Lucia Costantino, Vincenza Marino Mannoia
Il 24 novembre avviene la prima strage di donne nella lotte fra cosche. Ad essere uccise sono le donne del clan di Marino Mannoia. La moglie del boss Francesco Marino Mannoia, Leonarda Costantino, è uccisa insieme con la figlia Vincenza e la sorella Lucia. Sono in auto, davanti casa, a Bagheria. I sicari si avvicinano e crivellano la macchina di colpi. L’obiettivo era uccidere le tre donne.
1991 - Giuseppa Cozzumbo
Il 16 dicembre Giuseppa viene uccisa. Titolare di un bar a Bronte, in provincia di Catania, si rifiutava di pagare il pizzo e forse è stata assassinata per questo. Ma l’omicidio ancora oggi non ha un colpevole accertato giudizialmente.
1992 - Francesca Morvillo
Il 23 maggio c’è anche lei, magistrato, moglie di Giovanni Falcone, sulla macchina che salta in aria a Capaci, dove esplodono cinque quintali di tritolo piazzati da Cosa Nostra per eliminare il giudice. Sono le 18, muoiono anche gli uomini della scorta. Una strage che scuote l’Italia.
- Emanuela Loi
Un’altra strage, 57 giorni dopo quella di Capaci. E’ il 19 luglio, una Fiat 126 imbottita di esplosivo scoppia in via D’Amelio. Muoiono il giudice Borsellino e i cinque agenti della scorta. Tra loro c’è anche una donna, Emanuela, 25 anni. Avrebbe dovuto sposarsi pochi giorni dopo l’attentato.
- Rita Atria
Rita ha soltanto diciassette anni. E’ custode di tanti segreti, il fratello Nicola le ha rivelato molto del mondo di Cosa Nostra dopo la morte del padre, piccolo boss di Partanna (Palermo), ucciso quando lei aveva soltanto 11 anni. La guerra di mafia imperversa e anche il fratello Nicola viene ucciso. Rita, seguendo l’esempio della cognata, decide di collaborare, fa nomi e racconta episodi al giudice Borsellino. La famiglia l’ha ripudiata, Borsellino diventa per lei come un padre. Dopo la strage di via D’Amelio si sente sola, persa. Sette giorni dopo, il 26 luglio 1992, si getta dal settimo piano del palazzo in cui vive, sotto protezione, a Roma. Ai suoi funerali non va nessuno, nemmeno la madre, che non l’ha mai perdonata di avere “tradito” l’onore della famiglia collaborando con la giustizia.
1994 - Liliana Caruso, Agata Zucchero
Liliana ha deciso di non percorrere la strada che Cosa Nostra avrebbe già tracciato per lei. Il marito, Riccardo Messina, membro del clan Savasta, decide di collaborare con la giustizia e lei decide di non disconoscerlo, come invece hanno fatto tante compagne di collaboratori. Questo gesto di coraggio lo paga con la vita. Ha 28 anni quando, il 10 luglio, due killer le sparano in pieno centro a Catania. Nell’agguato viene uccisa anche la madre Agata Zucchero.
1995 - Carmela Minniti
Moglie del superboss catanese Nitto Santapaola, già in carcere, difende pubblicamente i figli arrestati per associazione mafiosa. Vene uccisa il 1° settembre aprendo la porta di casa. L’assassino, Giuseppe Ferone, dichiarerà di averla uccisa per vendicarsi della morte di suo figlio e di suo padre.
1996 - Santa Puglisi
Ventidue anni, una vita segnata e poi vita spezzata al cimitero di Catania. E’ il 27 agosto e Santa, figlia del boss del clan Savasta, porta fiori freschi alla tomba del marito, ucciso pochi mesi prima. E’ in compagna di due giovani nipoti del capoclan, un ragazzo di 14 anni e una ragazzina di 12. Nell’agguato viene ucciso anche il ragazzo.
1998 - Annalisa Isaia
Catania, Annalisa ha vent’anni, ma per il mondo da cui proviene pare frequenti amici sbagliati, persone del clan inviso a quello della famiglia. La uccide lo zio, per lavare l’onta.
Pubblicato il 08 luglio 2012