Agenzia editoriale
Il triangolo d'oro
del Vulcano
di Alfonso Stefano Gurrera
I territori di Castiglione, Linguaglossa e Randazzo fanno parte della strada del Vino dell'Etna. Dal Nerello autoctono di antichi vigneti si ottiene uno dei migliori rossi della zona pedemontana.

E’ “Il triangolo d’oro”: se lo sono coniato addosso, Linguaglossa, Randazzo e Castiglione, tre comuni contigui che fanno parte  dell’Associazione “Strada  del Vino dell’Etna” un percorso affascinante che da Riposto staglia un’area vagheggiata da grandi sognatori, più che da ambiziosi produttori. Viaggiatori qui in cerca di ispirazioni per racconti di nettari degli dei e storie di vita seducenti,  vicende di culture diverse, di ambienti colturali e culturali modulati sulle diversità del terroir. I migliori rossi dell’Etna, creati con l’autoctono Nerello, provengono infatti da queste chine settentrionali. Un’ area ipotetica ma ben distinta, se la si ammira dalla contrada “Guardiola” a quota 800 sull’Etna sopra Passopisciaro, un territorio scosceso che s’inclina degradando  sino a Castiglione perdendosi  di vista  a valle dove  la terra, da bruna e sciarosa, si tinge di un calcare color del sole. E là in fondo l’Alcantara, una valle, un fiume, un ponte, insomma un enclave e un confine insieme che divide, due mondi,l’Etna e i Nebrodi. Un triangolo più magico che d’oro, perché magica è l’Alcantara per le sue cube bizantine, per i suoi castelli per i ruderi di tanti mulini. E per quel ponte che i romani costruirono e i saraceni chiamarono Al Qantarah. Un ponte lo fu davvero, e per millenni, calcata da zoccoli e piedi di coloni e guerrieri. Fatata  e pur la valle, per la distesa dei suoi vigneti, verdi filari ordinati, e selve di alberelli. E per i suoi  vini. E su questi scuri terreni, che l’uomo non ha mai voluto abbandonare, crescono piante generose, prodighe di qualità più che di quantità che procurano prodotti particolarissimi.Sebbene tutti i terreni su queste chine siano di origine vulcanica, in realtà mutano in misura sensibile da un posto all’altro. Cambiano formazione dallo sgretolamento di uno o più tipi di lava prodotta da eruzioni che risalgono a periodi diversi. E da materiale eruttivo come cenere e sabbia.Percorrendo a piedi certi appezzamenti si possono scorgere terreni fini come il talco e poi sabbiosi e altri ancora mediamente ciottolosi. Quest’ultimi, i maggioranza, garantiscono  un drenaggio  perfetto al punto che sulla superficie non rimane fango.E’ da questa disuguaglianza che i vini si caratterizzano, si differenziano, diventano unici. E berli vuol dire farsi parte di questa terra. Dove ancora manca qualcosa e questo qualcosa non è da poco: la consapevolezza della propria forza che si potrà esprimere in questa viticoltura solo in una direzione. Verso il mantenimento alle origini, e al luogo della produzione, della tradizione e  della sua corretta interpretazione. Compito dei vigneron. Che ora distinguono per una grande conquista: quella maturità d’animo che ha fatto rimuovere il loro   sentimento dell’invidia per sostituirlo con emulazione. E l’individualismo con la gilda del far sistema. Aggiungendo qualcosa che non guasta: un pizzico di geniale fantasia. D’altronde la Sicilia, con l’intera provincia catanese, è tutta una chimerica dimensione. Non si potrebbe starci dentro senza fantasia!
 Il “triangolo d’oro” si estende su 1850 ettari vitati e ospita circa 1350 aziende di cui solo una quarantina imbottigliano e commercializzano con proprie etichette. Qui è concentrato  il 45% della produzione enologica ed in soli due comuni (Randazzo e Castiglione) il 37% dell’ Etna Doc. E’ sulla base di questi numeri che alcune amministrazioni locali Castiglione di Sicilia in testa, grazie ad una legge regionale ospiterà l’Enoteca Regionale per la Sicilia Orientale, la cui sede è stata individuata all’interno del Castello normanno di Ruggero di Lauria.
 Limitare “l’esclusiva della qualità” a questo “triangolo” è comunque  un far torto a quell’area che meglio si definirebbe con la “Zancle (nome greco che vuol dire falce) dell’Etna” la striscia di terra, a forma quasi circolare a spicchio di prima luna, del territorio delle doc. Partendo da Randazzo, ruota sino a Biancavilla e tre in effetti solo le zone viticole maggiori dell’Etna, quella che a est va da quota 400 a 900 metri, una seconda da 400 a 800, che guarda a nord, la terza tra 600 e 1000 metri esposta a sud. La zona migliore ad esempio, per coltivare il Carricante, il vitigno base per la doc bianca dell’Etna, è quella di Milo, ad est.
  Lì infatti si produce un vino definito “Superiore” un assunto che fa recepire la qualità al pari della sua altitudine. In queste zone trovano il loro naturale abitat anche gli altri vitigni tradizionali inseriti nelle doc, come il nerello cappuccio, il mantellato, il Minnella e altri meno antichi e quasi recenti come l’Alicante o Grenache che sul lago di Gurrida quest’ultimo caratterizza un’azienda originalissima. Le sue vigne infatti ogni anno a novembre vengono sommerse dall’acqua di un fiume straripante. Per defluire e prosciugarsi agli inizi di marzo alla vigila della “lacrima” primo “gemito” o segno del nuovo ciclo. E non solo non provoca danni ma protegge e facilita la longevità. Regalando poi un vino anch’esso originalissimo. In questo territorio si trova quasi la totalità delle aziende storiche e quelle  più antiche cominciando dalla più longeva  l’ “Azienda Barone di Villagrande” (nata nel 1727) a cui si affiancano oltre una decina con certificati di nascita datati al  1800. Alcune fruiscono di viti centenarie, quelle allevate ad alberello, altre hanno ereditato tradizioni che appropriatamente innovate hanno garantito prodotti raffinati. Come uno spumante metodo classico prodotto da un’altra delle aziende storiche, la “Scammacca del Murgo” del 1870 con uve esclusivamente autoctone. Un’eredità di fine ottocento lasciata dal barone Antonino Spitaleri di Muglia di Adrano, un lungimirante enologo, punto di riferimento della modernità viticola dell’epoca. E quasi bicentenaria è pure l’Azienda Scilio (1817) anche se la nuova maison da cui discende e  registrata dagli nel 1982 con nuovo nome Valle Galfina. Per ottenere tutte le informazioni sulle aziende dell’Etna la Camera di Commercio di Catania ha realizzato un guida abbastanza esauriente includendo in un volume di 162 pagine  più di cento aziende comprese quelle distillatrici dell’intera provincia. E tutti i nomi e i cognomi delle persone che hanno firmato i successi proiettando  il vino dell’Etna ai fasti mondiali dell’enologia. Ne vorremmo farne uno, del portavoce, colui che meglio li rappresenta tutti. Salvo Foti. Opportuno sarebbe consultare anche la “sua guida”. “La montagna di fuoco” un romanzo che è una guida alla scoperta dell’anima di una affascinante “ muntagna” : l’Etna e i suoi vini.




Pubblicato il 17 ottobre 2008




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