Agenzia editoriale
Lo Spirito Santo in un calice di Nerello
di Alfonso Stefano Gurrera
E' la verità che Frank Cornelissen ha scoperto trasferendosi in Sicilia dal Belgio. Nella sua cantina il vino riposa in anfore sotterrate per assorbire l'energia della terracotta.


“Sono cresciuto ateo, in casa di atei. Ma qua sull’Etna ho scoperto tre cose:  Dio esiste, Gesù è figlio di Dio e lo spirito santo lo si può trovare in un calice di Nerello”. Ha esordito così e al  cronista non è rimasto che deporre la penna, chiudere il taccuino e aprire cuore, anima e soprattutto orecchie. Per ascoltare Frank, così è conosciuto a Solicchiata, se chiedi di Cornellissen lì nessuno lo conosce, né sa dove abiti. Eppure è titolare di una delle più importanti aziende dell’Etna. Piccola ma importante azienda, dieci ettari di vigneto e una cantina si e no di 30 mq., che gli consentono di produrre poche migliaia di bottiglie, tanto è bassa la resa delle sue piante. E molto suggestiva. Assomiglia più ad una piccola cappella, anzi ad un grande luogo di culto. Appena vi accedi comprendi quello che poté provare Alessandro entrando nel tempio di Ammone. Poi taci e osservi in devoto rispetto. Per non disturbare i  vini che  si affinano riposando in anfore sotterrate a fil di pavimento. Sono in quella strana posizione “perché assorbono meglio tutta l’energia che la terracotta emana”. Strano ma è così, il vino si affina snobbando e sbeffeggiando tutte le regole della chimica. Solo effetto di processi mentali, esoterici, misteriosofici. Insomma per dirla semplice vini fatti con l’anima. In fondo anche Frank Cornellissen, se lo sai capire, è un ragazzo semplice. Ma discusso insieme, di quelli che dividono le guide del bere bene. Ma è e rimane  un vignaiolo indiscutibile che lascia al tempo, e al vino, l'ultima parola. Senza compromessi: E’ lapidario: “Il vino è figlio della terra,  del vigneto, della passione e del tempo”.
Bottiglie quasi tutte vendute in prenotazione, belle a guardarsi anche quelle vuote abbandonate sul pavimento e già scolate. “La loro vita non cessa con l’ultima goccia del loro Nerello”. Infatti sono piene di alchimie, di storie, di passioni, dell’anima, di misteri dell’Etna.
 “Tutta l’agricoltura è un incomprensibile mestiere, arcano, dove l’uomo non può spingere il tempo e nemmeno rallentarlo. La parte più affascinante sta nel sottomettersi a questi ritmi naturali; è poco romantico, anzi crudele ma sposa una filosofia orientale che bisogna accettare.  Se la forzi entri in un altro mondo dove l‘uomo dirige e non segue, ma diventa padrone e schiavo insieme. E dove il terroir umano si sposa e si fonde con la terra vera e diventa parte integrante della vigna”.
Questa in sintesi la lezione che ci ha offerto Cornellissen sul valore estetico di un vino. Dovremmo trasmetterla ai nostri figli. Chi avrebbe a questo punto il coraggio di descrivere il suo vino con “i profumi di confettura e frutta rossa matura, un grande equilibrio, buona acidità e tannini vellutati che accarezzano il palato… e così via. E’ consigliabile evitare infatti quell’approccio cartesiano che divide la fase gustativa di un vino separando l’alcol, l’acidità, i tannini e i polifenoli per arrivare, con questa cinica cesura, ad una definizione, per non dire nessuna  verità, e tutt’altro che verità. Quella dei vini è un’altra. E che nessuno mai riuscirà mai a spiegare. Finché troveremo vini, e uomini, fatti così.




Pubblicato il 17 ottobre 2008




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Frank Cornelissen
Frank Cornelissen

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