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Quei "ragazzi" con il sogno della vigna di Alfonso Stefano GurreraChiara Vigo allestisce il "suo" museo, per Marco Nicolosi la viticultura è filosofia, Alberto Aiello e il progetto "viti parallele", Gina Russo punta al mercato e Giuseppe Russo cerca l'armonia tra musica e vino. Per favore non chiamateli bamboccioni. Sono energici, determinati, dinamici, innovativi, flessibili. E trentenni. Con una laurea alle spalle, in Lettere, in Filosofia, conoscono il Bembo, e sanno chi sia Carneade, ma a volte inciampano sulla formula dell’aldeide. Ma il vino lo fanno eccellente lo stesso. La fortuna del vino etneo è nelle loro mani. Hanno tutti idee chiare su cosa significhi tener le redini in settori vitali di una azienda vitivinicola. Sono pratici, odiano la cravatta, ignorano Prada e i tailleur griffati. Le griffe che contano, il colore del vino, “è il suo abito” o l’etichetta della bottiglia “è il vestito dell’azienda”. Lo dicono in molti e Chiara Vigo in qualche modo lo conferma. E se lo dice lei le si può credere. Classe 1974 e una laurea in Scienze della Comunicazione, conseguita alla facoltà di Bologna, ha discusso una tesi sulla copertina dei libri con Umberto Eco. Con alle spalle un lavoro di ricerca col volume “Arte e vino. L’etichetta d’autore come immagine del gusto”. Con la mamma Rosanna è l’anima dell’azienda viticola, 17 ettari in contrada Guardiola. Presto festeggerà il battesimo delle prime bottiglie. E nella sua masseria di 3mila metri quadri c’è grande movimento per allestire i locali del “suo” “Museo della vite, del vino e delle etichette”. Non è una porzione accessoria anzi è quasi fondante perché «è sempre più l’economia dei desideri, piuttosto che quella dei bisogni a spingere il mercato. Pertanto il vino può esser considerato come metafora di questa economia. E l’etichetta, quale strumento di marketing, comunica il vino tramite il linguaggio verbale e visivo».
Ognuno di loro ha un rapporto differente e distinto. Quello di Marco Nicolosi si caratterizza “spiritualmente”. «Se i problemi dell’esistenza confluiscono nell’eterno conflitto binario tra fede e ragione - afferma - in cantina lo scontro è tutto tra la scienza e sentimento. Con l’amore per il terroir e il rispetto per la scienza - aggiunge - ho cucito la dicotomia. Ho valutato il patrimonio umano: condivido problematiche e meriti del successo dei nostri prodotti con cantinieri e contadini». Fresco di laurea con una tesi sui nerelli, dagli studi ha recepito e sposato la filosofia della «viticoltura di qualità e di precisione, perché solo così nasce il grande vino». Ma assimilando poi la cultura del posto. «La nostra identità si commisurava con la proprietà, oggi la determino e la qualifico col parametro della qualità. Discorso complesso, perché difficile rimane spiegare o quantificare la qualità. Il vino è una creazione dell’uomo. Ognuno di noi ha un modello qualitativo contro il quale la realtà va a scontrarsi. La qualità senza compromessi non esiste. E poi qualità quali significati comunica?».
Corrono altri assunti nel mondo del vino. Un esempio: «Se vuoi conoscere una persona chiedile: “Ma lei che vino fa?”». Proviamo il test con Gina Russo addetta alle vendite dell’omonima azienda di Giarre, trent’anni compiuti qualche anno fa, ma molto più giovanile nell’aspetto. «Il mio vino? Elegante, raffinato e passionale». E correda le sue sicurezze con un sorriso lusingatore. È vero, l’espediente funziona, lei in fondo è come il suo vino, elegante raffinata e molto passionale. Ma con qualcosa in più. Una sgargiante concretezza. Con la quale mira e centra in pieno al cuore dei problemi aziendali. Coprire il ruolo di addetto alle vendite vuol dire misurarsi giornalmente su di un campo dove il gioco è fatto per i duri. Ma quando il gioco si fa duro, ecco che i duri come Gina Russo cominciano a giocare. Con la fruizione di alcune armi vincenti, la sua sicilianità e le astuzie che si è conquistata inseguendo la cintura nera del judo. Eppure per lei è una missione tutt’altro che tortuosa in questo universo competitivo e maschilista. Valigia sempre pronta gira il mondo per conquistare cuori e mercati. E la sua azienda oggi ha tagliato il traguardo delle 600mila bottiglie.
Alberto Aiello non ancora trentenne ha in mano una delle sfide più affascinanti della storia enologica catanese. Un piano di lavoro che chiamerà Viti parallele e non l’ha ispirata Plutarco. Un’idea che nasce da una joint venture con Frank Cornellissen. Il loro approccio sarà anche molto culturale oltre all’alta valenza scientifica. Hanno acquisito un appezzamento sull’Etna a 900 metri con vitigni centenari, prefilossera. Faranno una vendemmia su filari paralleli. Ognuno vinificherà secondo i loro protocolli. La verifica delle differenze sarà il parametro di quanto il terroir umano diversifichi la vinificazione. «È un confronto eccitante, la sfida di fare con le stesse uve due vini di due mani diverse. Ho scelto Frank perché è un giovane stimolante, un acceleratore del pensiero. Riconosco il valore dei suoi sentimenti ma io rispetto con altrettanta competenza le “tradizioni delle innovazioni ben riuscite”. La tradizione insegna quello che non si deve fare soprattutto in vigna, il luogo dove nasce tutto, l’uva, la tua fantasia, il tuo coraggio. Insomma la vigna è il motore di tutto».
“Il motore di tutto” lo si può trovare nascosto tra le righe di un pentagramma. È successo a Giuseppe Russo, classico tuttologo, di Passopisciaro, quando ha scoperto che il binomio vino e musica potrebbe essere un possibile idillio. Piccola azienda ma affermatasi con produzioni di nicchia. “Fare il vino è come trovarsi gli occhi sullo spartito di una composizione impegnativa. Appena letto, al pianoforte, devi cominciare a interpretarlo o, meglio, ad analizzarlo e sintetizzarlo con lo stesso complesso atteggiamento che ho ritrovato nel fare vino. Un approccio virtuosamente viziato. Così si sono sciolti i tormenti che mi aveva procurato l’eredità della cantina di mio padre. Mi ero laureato in Lettere moderne e conseguito il diploma al conservatorio. Le mie strade portavano a mete diverse e lontane. Ma anche facendo vino ho scoperto che la mia vita è rimasta molto “musicale”. Pubblicato il 17 ottobre 2008 Leggi tutti gli articoli sull'argomento
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