Agenzia editoriale
I Paladini di Sicilia
di Giuseppe Valerio
Il Museo dell’Opera dei Pupi Siciliani di Caltavuturo è l’unico al mondo ad ospitare una collezione di “pupi antimafia” con le effigi di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Peppino Impastato (nella foto). E da domani anche della madre del fondatore di Radio Aut, Felicia Bartolotta


Quando si pensa all’Opera dei Pupi, tornano in mente Orlando, i Paladini di Francia e le loro imprese guerresche contro i musulmani infedeli.

Mary Albanese, giovane direttrice Museo Opera dei Pupi Siciliani di Caltavuturo, nella cui organizzazione operano altri giovani, tutti studiosi delle tradizioni popolari, ha pensato di innovare una delle espressioni di teatro popolare più tipiche della Sicilia: «Quando parliamo di svecchiamento dell’Opera dei Pupi intendiamo evidenziare il nostro distacco, da giovani quali siamo, dal parlare ancora oggi di guerre e violenza. Vogliamo “spogliare” i pupi dalle loro armature perché preferiamo raccontare al pubblico le storie dei nostri eroi siciliani contemporanei, piuttosto che quelle dei Paladini di Francia. La nostra innovazione del mondo dei pupi è proprio questa, quella di mandare un messaggio di pace e di non violenza. In verità riconosco che  anche le storie dei Paladini di Francia hanno sempre avuto una forte valenza morale: in quelle storie, quelle legate alla tradizione più pura, c’è sempre un messaggio finale di pace o di conversione religiosa. Noi però non vogliamo più la mediazione dei Paladini, pensiamo ad un messaggio più diretto che provenga, invece che da Orlando, direttamente dai nostri eroi siciliani contemporanei, Peppino Impastato, Felicia Bartolotta, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone».

In questo senso state preparando una lunga serie di eventi: un libro, diversi spettacoli e una presentazione importante proprio domani, il 23 ottobre.

«Si, all’interno della settimana della cultura di Caltavuturo, la manifestazione iniziata domenica scorsa e che si protrarrà fino al prossimo 26 ottobre, abbiamo organizzato, come Museo dell’Opera dei Pupi Siciliani di Caltavuturo, una giornata dedicata alla memoria di Peppino Impastato e Felicia Bartolotta, la madre di Peppino. Domani dunque presenteremo il libro “Felicia, tributo alla madre di Peppino Impastato”, di Navarra Editore, che contiene anche alcuni brani di una mia intervista a Felicia del 2002. Alla serata parteciperà anche Lucia Sardo, già interprete di Felicia nel film “I cento passi”, che reciterà alcuni brani tratti  del suo attuale spettacolo teatrale “La Madre dei ragazzi - La vita e la lotta di Felicia Impastato”, sempre imperniato sulla figura della madre di Peppino. Ovviamente anche in questa occasione parleremo di legalità e impegno antimafia. Tra le nostre iniziative future anche la dedica alle vittime della mafia della “sala blu” del teatro interno al museo. Nella “sala blu”, al fianco dei pupi che rappresentano eroi siciliani come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Epifanio Li Puma, il sindacalista assassinato a Raffo, proprio nei pressi di Caltavuturo, nel 1948, anche le raffigurazioni di Peppino Impastato e Felicia Bartolotta. Crediamo in questo modo di riuscire a coniugare l’impegno antimafia allo svecchiamento dell’opera dei pupi».

Dunque è questa la particolarità del Museo dell’Opera dei Pupi Siciliani di Caltavuturo?

«Il nostro è l’unico museo al mondo ad ospitare i “pupi antimafia” di Angelo Sicilia. Si tratta dei protagonisti dello spettacolo su Peppino Impastato di Angelo Sicilia e dell’Associazione marionettistica popolare siciliana, uno spettacolo portato in giro per tutta Italia negli anni scorsi, partendo ovviamente da Cinisi, nel corso della “Carovana antimafia” organizzata da Libera e dall’Arci. Sono pupi che rappresentano la realtà attuale. Tutti i pezzi esposti nel nostro museo provengono dalla collezione privata di Angelo Sicilia, una collezione che tra pupi, scene, cartelle comprende oltre 100 pezzi “tradizionali” dell’Opera dei Pupi in stile palermitano,dunque armati e bardati, che rappresentano i paladini di Francia, poi però c’è la “sala blu”, quella con i pupi contemporanei, i pupi antimafia, il nostro orgoglio».

Un’opera di svecchiamento piuttosto difficile, specie se accoppiata all’impegno per la legalità e contro la mafia.

«Molto difficile, è vero, anche per questioni logistiche. Vorrei sottolineare che, secondo la mia opinione, la scuola catanese dei pupi si è parecchio rinnovata: è fatta da persone molto preparate, anche culturalmente, che offrono un prodotto non solo “spettacolare” ma anche educativo, con messaggi più profondi, penso in particolare alla Famiglia Napoli. Purtroppo a Palermo, invece, l’opera dei pupi privilegia esclusivamente l’aspetto dell’intrattenimento leggero, di uno spettacolo, di fatto, solo ad uso e consumo dei turisti. Così l’opera dei pupi palermitana rischia di estinguersi, di morire, se non si apre alla contemporaneità».

Come vi è venuta in mente questa idea, di coniugare pupi e antimafia?

«Siamo figli dei movimenti antimafia degli anni ’90, quelli nati dopo la morte di Falcone e Borsellino, abbiamo vissuto i vari Forum sociali antimafia, nati ad esempio sulla scia di un film come “I cento passi”. Abbiamo pensato che l’Opera dei Pupi possa essere un mezzo per arrivare nelle piazze e nelle scuole, tra i giovani per veicolare la legalità tramite un teatro di impegno».

Operazione complessa...

«C’è un deficit in Sicilia, partiamo svantaggiati. Anche solo fare teatro è difficilissimo. Abbiamo problemi seri, serissimi, quando andiamo a proporre i nostri spettacoli antimafia nelle scuole, luoghi dove invece non dovremmo mai incontrare difficoltà, visto il tipo di messaggio che portiamo avanti. Invece dobbiamo lottare anche contro quelle persone presunte “illuminate”, quelle che a parole ci sostengono ma che nei fatti sono tra quelli che, non dico impediscono il passaggio dei nostri messaggi, ma certo non lo facilitano. Le scuole sono un terreno fondamentale ma la Sicilia è purtroppo una terra reazionaria, contraddittoria: ci sono i ragazzi di “Addio Pizzo” ma ci sono anche interi settori della società che restano indifferenti. Ad aggravare la situazione arriva anche il frazionamento dei movimenti antimafia che, alle volte, passano forse più tempo a discutere di beghe interne, di come portare avanti le lotte, mentre nel frattempo i treni passano e vanno a Roma, magari carichi di senatori eletti nonostante pesino sulle loro spalle condanne per mafia».




Pubblicato il 22 ottobre 2008

Mary Albanese, direttrice del Museo dell'Opera dei Pupi Siciliani di Caltavuturo
Mary Albanese, direttrice del Museo dell'Opera dei Pupi Siciliani di Caltavuturo

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