Quando si pensa all’Opera dei Pupi, tornano in mente Orlando, i Paladini di Francia e le loro imprese guerresche contro i musulmani infedeli.
«Si, all’interno della settimana della cultura di Caltavuturo, la manifestazione iniziata domenica scorsa e che si protrarrà fino al prossimo 26 ottobre, abbiamo organizzato, come Museo dell’Opera dei Pupi Siciliani di Caltavuturo, una giornata dedicata alla memoria di Peppino Impastato e Felicia Bartolotta, la madre di Peppino. Domani dunque presenteremo il libro “Felicia, tributo alla madre di Peppino Impastato”, di Navarra Editore, che contiene anche alcuni brani di una mia intervista a Felicia del 2002. Alla serata parteciperà anche Lucia Sardo, già interprete di Felicia nel film “I cento passi”, che reciterà alcuni brani tratti del suo attuale spettacolo teatrale “La Madre dei ragazzi - La vita e la lotta di Felicia Impastato”, sempre imperniato sulla figura della madre di Peppino. Ovviamente anche in questa occasione parleremo di legalità e impegno antimafia. Tra le nostre iniziative future anche la dedica alle vittime della mafia della “sala blu” del teatro interno al museo. Nella “sala blu”, al fianco dei pupi che rappresentano eroi siciliani come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Epifanio Li Puma, il sindacalista assassinato a Raffo, proprio nei pressi di Caltavuturo, nel 1948, anche le raffigurazioni di Peppino Impastato e Felicia Bartolotta. Crediamo in questo modo di riuscire a coniugare l’impegno antimafia allo svecchiamento dell’opera dei pupi».
Dunque è questa la particolarità del Museo dell’Opera dei Pupi Siciliani di Caltavuturo?
«Il nostro è l’unico museo al mondo ad ospitare i “pupi antimafia” di Angelo Sicilia. Si tratta dei protagonisti dello spettacolo su Peppino Impastato di Angelo Sicilia e dell’Associazione marionettistica popolare siciliana, uno spettacolo portato in giro per tutta Italia negli anni scorsi, partendo ovviamente da Cinisi, nel corso della “Carovana antimafia” organizzata da Libera e dall’Arci. Sono pupi che rappresentano la realtà attuale. Tutti i pezzi esposti nel nostro museo provengono dalla collezione privata di Angelo Sicilia, una collezione che tra pupi, scene, cartelle comprende oltre 100 pezzi “tradizionali” dell’Opera dei Pupi in stile palermitano,dunque armati e bardati, che rappresentano i paladini di Francia, poi però c’è la “sala blu”, quella con i pupi contemporanei, i pupi antimafia, il nostro orgoglio».
Un’opera di svecchiamento piuttosto difficile, specie se accoppiata all’impegno per la legalità e contro la mafia.
«Molto difficile, è vero, anche per questioni logistiche. Vorrei sottolineare che, secondo la mia opinione, la scuola catanese dei pupi si è parecchio rinnovata: è fatta da persone molto preparate, anche culturalmente, che offrono un prodotto non solo “spettacolare” ma anche educativo, con messaggi più profondi, penso in particolare alla Famiglia Napoli. Purtroppo a Palermo, invece, l’opera dei pupi privilegia esclusivamente l’aspetto dell’intrattenimento leggero, di uno spettacolo, di fatto, solo ad uso e consumo dei turisti. Così l’opera dei pupi palermitana rischia di estinguersi, di morire, se non si apre alla contemporaneità».
Come vi è venuta in mente questa idea, di coniugare pupi e antimafia?
«Siamo figli dei movimenti antimafia degli anni ’90, quelli nati dopo la morte di Falcone e Borsellino, abbiamo vissuto i vari Forum sociali antimafia, nati ad esempio sulla scia di un film come “I cento passi”. Abbiamo pensato che l’Opera dei Pupi possa essere un mezzo per arrivare nelle piazze e nelle scuole, tra i giovani per veicolare la legalità tramite un teatro di impegno».
Operazione complessa...
«C’è un deficit in Sicilia, partiamo svantaggiati. Anche solo fare teatro è difficilissimo. Abbiamo problemi seri, serissimi, quando andiamo a proporre i nostri spettacoli antimafia nelle scuole, luoghi dove invece non dovremmo mai incontrare difficoltà, visto il tipo di messaggio che portiamo avanti. Invece dobbiamo lottare anche contro quelle persone presunte “illuminate”, quelle che a parole ci sostengono ma che nei fatti sono tra quelli che, non dico impediscono il passaggio dei nostri messaggi, ma certo non lo facilitano. Le scuole sono un terreno fondamentale ma la Sicilia è purtroppo una terra reazionaria, contraddittoria: ci sono i ragazzi di “Addio Pizzo” ma ci sono anche interi settori della società che restano indifferenti. Ad aggravare la situazione arriva anche il frazionamento dei movimenti antimafia che, alle volte, passano forse più tempo a discutere di beghe interne, di come portare avanti le lotte, mentre nel frattempo i treni passano e vanno a Roma, magari carichi di senatori eletti nonostante pesino sulle loro spalle condanne per mafia».