La guerra del Bellini di Gianni Nicola CaracogliaA colpi di dimissioni del sovrintendente Antonio Fiumefreddo, accettate dal cda e revocate dal presidente della Regione siciliana, dopo la guerra per la sanità, il braccio di ferro siciliano tra "gli alleati" Pdl e Mpa continua sul fronte culturale con il controllo dell'ente lirico catanese Non è bastata evidentemente la volontà ecumenica di Silvio Berlusconi a mettere d’accordo le anime riottose della maggioranza di centro-destra in Sicilia. Alla guerra palermitana tra il Pdl, nella componente che fa capo al presidente del Senato Renato Schifani e al ministro della Giustizia Angelino Alfano e il Movimento per l’Autonomia del presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo sulle sorti della sanità pubblica isolana, si aggiunge anche la componente catanese con la guerra per il Teatro Massimo tra l’ex (o non ex?) sovrintendente Antonio Fiumefreddo e il consiglio di amministrazione presieduto dal sindaco di Catania Raffaele Stancanelli.
Dopo mesi di tira e molla, di agitazioni sindacali contro il sovrintendente, Fiumefreddo ha rassegnato lo scorso 23 febbraio le proprie dimissioni al presidente del Cda dell’Ente, e sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli. Nei mesi precedenti Fiumefreddo aveva già presentato le dimissioni al presidente della regione Lombardo che le aveva respinte. Questo il testo della lettera che lo scorso 23 febbraio , alle 12.30, Fiumefreddo aveva inviato al presidente del Consiglio di amministrazione del “Bellini”:
«Caro Sindaco, Presidente, con la presente rassegno le mie dimissioni da Sovrintendente del Teatro. I miei pressanti impegni professionali, infatti, non mi consentono più di dedicare il tempo necessario a svolgere il prestigioso incarico. Ho lavorato con amore e dedizione conseguendo per il Teatro risultati apprezzati dai cittadini, ma nella mia vita c’è l’avvocatura e la mia “libertà” ed “indipendenza” hanno sempre dipeso unicamente dal mio lavoro. Confido che il lavoro fatto servirà a chi verrà dopo di me perché possa fare di più e meglio».
Neanche due ore dopo, il sindaco le dimissioni le ha immediatamente accettate. Recita il comunicato delle 14.30 del 23 febbraio: «Il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, presidente del Consiglio d’Amministrazione del Teatro Massimo Bellini, nel prendere atto degli impegni professionali che hanno determinato le dimissioni del sovrintendente, ha sentito il dovere di ringraziare l’avvocato Antonio Fiumefreddo per il lavoro svolto e si augura di trovarlo sempre al suo fianco per i suggerimenti e i consigli sempre graditi».
Pratica chiusa? Macché. Il presidente della Regione siciliana Lombardo mai poteva accettare una sconfitta personale così diretta e l’indomani sera, martedì 24, dopo le 21, dirama un nuovo comunicato che riporta Fiumefreddo in sella. «Comprendo e apprezzo - ha detto il presidente della Regione - la competenza dell’avvocato Fiumefreddo, e per questa ragione voglio impedire che venga interrotto il percorso di rilancio intrapreso, in analogia a quanto sta avvenendo in altre amministrazioni. Devo pertanto richiamarlo a rispettare l’impegno assunto di portare a termine il mandato assegnatogli. La Regione Siciliana ha bisogno che enti e istituzioni culturali si aprano sempre più alle comunità, per trasferire e diffondere quelle energie positive necessarie a creare appartenenza civica e migliori condizioni di benessere. Fiumefreddo è stato in tal senso precursore e artefice di una stagione significativa che mi auguro possa continuare in sinergia con il nuovo consiglio d’amministrazione. Perciò il governo regionale seguirà con maggior attenzione le vicende del Teatro, anche perché le incomprensioni insorte possano essere stabilmente superate».
Fine della vicenda? No, il braccio di ferro va avanti. Ieri sera, dopo le 22, il cda del Bellini si premura a puntualizzare che le dimissioni erano buone e accettate, quindi non si torna indietro. «Il Consiglio di amministrazione dell’Ente Autonomo regionale Teatro Massimo Bellini, riunitosi questa sera, a maggioranza ha preso atto delle dimissioni presentate lunedi scorso, 23 febbraio, dal sovrintendente Antonio Fiumefreddo. Il cda ha ritenuto che non possa essere preso in considerazione alcun atto di revoca trattandosi, come dallo stesso avvocato Fiumefreddo dichiarato pubblicamente, di dimissioni irrevocabili».
Non passano neanche un paio d’ore, non siamo neanche a mezzanotte del nuovo giorno ed ecco la replica dell’ex (?) sovrintentendente. «Non può esistere alcuna delibera del cda che non risulta mai costituito validamente. Se la fonte della notizia fosse il sindaco di Catania, saremmo di fronte ad un atto di tale gravità da richiedere l'immediato intervento delle massime autorità a tutela dei più elementari principi di legalità. Se davvero fosse così la città non potrebbe rimanere in simili mani».
Non tarda a farsi sentore il sindaco che ribadisce che la vicenda delle dimissioni è chiusa. «La storia è alla sua conclusione naturale - ha detto Stancanelli -: il tentativo di dimissioni del sovrintendente del Bellini, Antonio Fiumefreddo, che le ha annunciate ufficialmente quattro volte, questa volta è riuscito».
Il Teatro Massimo Vincenzo Bellini è un Ente autonomo regionale e per legge il sovrintendente viene nominato (e revocato) dal presidente della Regione su proposta dell'assessore regionale ai Beni culturali. Il consiglio di amministrazione è presieduto dal sindaco Raffaele Stancanelli che è affiancato dalla professoressa Rita Gari e dal medico Salvo Gelardi (indicati dalla Regione), dall'avvocato e storico del teatro Enzo Zappulla (indicato dalla Provincia), e da un rappresentante dei lavoratori, Cosimo Fichera.
Nei mesi scorsi il Teatro era stato bersagliato dagli scontri interni del sovrintendente con alcune sigle sindacali, Slc-Cgil, Fistel- Cisl e Fials-Cisa, che accusano da mesi Fiumefreddo di «violazione di clausole pattizie contrattuali e legislative, della violazione dell'art. 2 della legge regionale n° 19/86; della mancata liquidazione di spettanze contrattualmente maturate». Un braccio di ferro che portò, causa sciopero mirato, alla cancellazione del concerto di Capodanno di Nicola Piovani con danno economico e di immagine per l’Ente.
Sull'organizzazione interna, Fiumefreddo ha chiesto uno studio all'Università etnea, consegnato lo scorso luglio e firmato dai docenti Antonio Lo Faro (ordinario di Diritto del Lavoro), Agatino Cariola (Diritto amministrativo); Cosimo Costa (capo del personale della Procura della Repubblica) che puntava «all'efficienza e all'arricchimento delle professionalità dei lavoratori del pubblico impiego», rilevando come, ad esempio, «non sia stata recepita la riforma del pubblico impiego e il regolamento organico risalga agli anni 80 e sia stato approvato nel '91», spiega il prof. Lo Faro.
Uno studio sugli ultimi 10 anni, alla luce del quale, il sovrintendente ha fatto alcuni spostamenti interni che hanno provocato molte tensioni tra i lavoratori. Tanto che la deputazione catanese all'Ars ha chiesto una ispezione al Teatro. Tra attacchi, scioperi e polemiche sui fondi e su come vengono spesi, lo scorso 3 gennaio sono arrivate anche le dimissioni del direttore artistico Paolo Buonvino: «Non c'è accordo, solo un clima di belligeranza».
Pubblicato il 27 febbraio 2009
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 Antonio Fiumefreddo
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