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Il lavoro senza dogmi di RedazioneMassimo D’Antona, 10 anni dopo. Al Bellini di Catania commemorazione alla presenza della vedova Olga Di Serio D’Antona e del giuslavorista Pietro Ichino che ha dichiarato «Se Massimo fosse tra noi, così come Marco Biagi, entrambi sarebbero ancora impegnati sul fronte dello sviluppo e della sicurezza del lavoro» Massimo D'Antona “fu scelto come bersaglio dai brigatisti per la rigorosa opera di elaborazione scientifica e per il fecondo contributo che, con onestà intellettuale e passione civile, stava offrendo alla modernizzazione dei principi e delle tecniche di regolazione giuridica del lavoro pubblico e privato. Trasmetterne il ricordo alle giovani generazioni è essenziale per riaffermare quei valori di dialogo e di legalità che Massimo D'Antona ha perseguito sempre con ammirevole competenza e coerenza”. Con queste parole, inviate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si è aperta questa mattina al Teatro Massimo Bellini di Catania la commemorazione ufficiale del decennale della morte del giuslavorista ucciso dalle Br il 20 maggio del 1999.
La commemorazione si è svolta venerdìm 22 maggio nella seconda giornata dei lavori del XVI Congresso nazionale di diritto del lavoro, in programma fino a domani a Catania, organizzato dall’Aidlass, dall’Università di Catania e dal Centro studi di diritto del lavoro europeo “Massimo D’Antona”.
Oltre 300 i partecipanti alla manifestazione: presenti le massime autorità cittadine, i vertici dell’Ateneo, parlamentari nazionali, giuristi provenienti da tutta Italia. Ospiti d’eccezione la vedova, Olga Di Serio D'Antona, Pietro Ichino, Luigi Mariucci, Umberto Romagnoli.
Dopo la lettura del messaggio del Capo dello Stato e di quelli inviati per l’occasione dai Presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e del presidente della Corte Costituzionale spagnola Maria Emilia Casas Baamonde, sono intervenuti tra gli altri il sindaco Raffaele Stancanelli, l’assessore provinciale al Lavoro Francesco Ciancitto, il Rettore Antonino Recca e il presidente Aidlass Edoardo Ghera. Quindi, il professore Bruno Caruso, ordinario di Diritto del lavoro e diritto comparato del lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza, primo allievo e intimo amico di Massimo D’Antona, ha commemorato il giuslavorista: «La morte di Massimo è stata generata da un atto di terrorismo senza alcuna etica e pertanto ancora più doloroso e crudele – ha detto Caruso, visibilmente commosso dal ricordo dell’amico –. Una morte somministrata improvvisamente da quei veri e propri impiegati interinali dell’eliminazione fisica che furono i terroristi che operarono in quegli anni».«Non c’è occasione migliore per ripassare la sua magistrale lectio vitae – prosegue il discorso di Caruso – Una lezione che l’intera comunità accademica dei giuslavoristi italiani non ha dimenticato» Un pensiero è poi andato «a tutta quella troppo lunga schiera di eroi borghesi che abbiamo dovuto piangere in Italia - ha proseguito Caruso -, ricordando insieme a D’Antona anche Falcone, Borsellino e l’avvocato Ambrosoli».
Toccante anche il ricordo del professor Pietro Ichino, ordinario di Diritto del Lavoro all’Università degli Studi di Milano e uno dei massimi studiosi del settore: «Massimo ha dato un contributo di primissimo piano alla sistemazione dogmatica del regime introdotto negli anni ’70 con lo Statuto dei lavoratori – ha detto –. E appena vent’anni dopo aveva già colto il mutamento profondo del sistema lavorativo. Ricordo che 12 giorni prima di essere ucciso lanciò un appello perché si cambiasse mentalità, perché la tutela del lavoratore passasse dal possedere un posto fisso all’avere sicurezza lavorativa». «Fu una sua intuizione, ma purtroppo negli ultimi dieci anni non sono stati compiuti molti passi in avanti in questa direzione – ha proseguito Ichino –. Il nostro ordinamento è bloccato anche se qualche segnale di cambiamento sta arrivando dal mondo sindacale. Se Massimo fosse tra noi, così come Marco Biagi, entrambi sarebbero certamente ancora impegnati sul fronte dello sviluppo e della sicurezza del lavoro».
Durante la commemorazione, il Rettore Antonino Recca ha ringraziato la vedova, Olga Di Serio D’Antona, per i mille volumi del marito donati all’Università etnea e ha annunciato: «Questo lascito sarà valorizzato come merita, gli sarà trovata una adeguata sistemazione per renderlo fruibile a tutti gli studiosi catanesi, a partire dagli eccellenti allievi del Centro studi a lui intitolato, che rappresenta un segno tangibile dell’operato del professor D’Antona nel nostro Ateneo».
Al termine della cerimonia, un lungo applauso ha salutato il ricordo del giuslavorista. Quindi, si è svolta la tavola rotonda sul tema “Principi e tecniche di regolazione del lavoro pubblico e privato. In dialogo con Massimo, dieci anni dopo”.
Il congresso dell’Aidlass riprende oggi pomeriggio al Monastero dei Benedettini con il dibattito dal titolo “Il contributo dei giuslavoristi italiani alle riforme: tra cultura, politica e diritto”. Stasera è in programma un concerto commemorativo al “Bellini”. La giornata conclusiva del congresso dell’Aidlass, sabato 23 maggio, è stata dedicata al rinnovo delle cariche elettive del Consiglio direttivo dell’Associazione: 400 i partecipanti al congresso nazionale, giunti da tutta Italia per partecipare alle tre giornate, che hanno espresso il proprio voto. Nuovo presidente dell’Aidlass è Raffaele De Luca Tamajo, ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Napoli, uno dei massimi studiosi del settore in Italia e maestro di Massimo D’Antona e Bruno Caruso, ordinario di Diritto del lavoro dell'Università di Catania e presidente del centro studi "Massimo D'Antona" dell'Ateneo. De Luca Tamajo sarà proclamato presidente nel corso della prossima seduta del Consiglio direttivo eletto oggi, e guiderà l’Associazione per il prossimo triennio succedendo ad Edoardo Ghera, ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Roma “La Sapienza”. In mattinata si è tenuta inoltre la cerimonia di consegna dei premi Aidlass, intitolati a Lodovico Barassi, Francesco Santoro Passarelli e Massimo D’Antona. Il premio dedicato a Massimo D’Antona è alla sua prima edizione ed è stato assegnato ex aequo a Pasqualino Albi, Vincenzo Bavaro e Maria Cristina Cataudella, affermati studiosi del settore giuslavoristico, per la pubblicazione della migliore “opera prima” nel campo del Diritto del lavoro.
Pubblicato il 23 maggio 2009 Leggi tutti gli articoli sull'argomento
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