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Gli occhi di Librino
di Redazione
Saranno soprattutto i ragazzi della città satellite di Catania i protagonisti delle proiezioni fotografiche, coordinate dal fotoreporter iraniano Reza Deghati, che saranno il cuore del progetto "Terz'occhio Merdiani di Luce", ideato da Antonio Presti, il fondatore di Fiumara d'Arte


Antonio Presti, da dieci anni, coltiva a Librino un'utopia. In questa "città-satellite" di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, l'ideatore di Fiumara d'Arte, "il sognatore che realizza i propri sogni"- come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev - coltiva l'utopia della bellezza e dell'arte come forza etica. In questo spazio della contemporaneità, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, ha scelto d'investire sull'arte ritenendola occasione di riscatto, d'incontro, di scoperta, di gioia e di bellezza.
 
A Librino, il quartiere demograficamente più giovane di Catania, Antonio Presti ha voluto che la speranza si facesse arte. Ha proposto un progetto a tappe che ha preso le mosse dalla poesia per farsi racconto e poi immagine, scultura. Per i circa 10.000 ragazzi che nel quartiere frequentano le scuole dell'obbligo da dieci anni promuove e organizza incontri e iniziative con poeti e con scrittori di fama internazionale, e, adesso, con scultori e videoartisti. Per i più giovani l'incontro con la forza della parola e con la fascinazione delle opere scultoree è stata una scoperta rivoluzionaria, un chiavistello magico capace di cambiare il loro modo di vedere il mondo, un impatto dirompente in un quartiere dove non c'è un cinema, un teatro, un luogo pubblico d'incontro, una palestra.
 
Un omaggio provocatorio, questo di Antonio Presti, la cui sfida, l'utopia, la follia è volere ribaltare l'approccio abituale allo sviluppo: non il denaro e l'economia come motore di crescita, ma l'etica, la bellezza, l'arte. L'arte come strumento per esprimere le potenzialità di ognuno. L'arte come levatrice di potenzialità di vita e di creatività. Un progetto provocatorio in un mondo contemporaneo che non riconosce più "la bellezza interiore" come valore.
"Una scelta etica - l'ha definita la poetessa Maria Luisa Spaziani, più volte a Librino per le iniziative di “Fiumara d'Arte” -. In un mondo in cui la maggioranza degli uomini muore senza sapere che cosa avrebbe potuto essere, il primo compito di ognuno di noi è dare quello che si ha agli altri, è impegnarsi in progetti concreti, perché è proprio nel fare che le potenzialità individuali e collettive si esprimono e si accrescono. Ed è quello che sta facendo Antonio Presti, qui, a Librino". "In un'epoca dove tutto è business - sembra farle eco la scrittrice Maria Attanasio - fare arte come mero atto di moralità, come fa Presti, è una scelta rivoluzionaria".
Ed è proprio tra i ragazzi di Librino che è nata l'idea del museo virtuale. E' qui, nelle scuole trasformate in insoliti cenacoli, nei saloni dove si ritrovano insieme diverse generazioni accomunate dal piacere di gustare allo stesso tempo i piatti tipici della tradizione e la parola poetica, che Antonio Presti ha cominciato a discutere con gli abitanti del quartiere della trasformazione dell'asse attrezzato (un grigio ponte che taglia il quartiere) in un'opera d'arte collettiva: “La Porta della Bellezza”, opera monumentale in terracotta realizzata da dieci artisti e condivisa da oltre duemila bambini di Librino con le loro mamme, un imponente bassorilevo composto da 9000 formelle. Ed è con i genitori degli studenti che ha cominciato a discutere della possibilità di utilizzare le facciate cieche dei palazzi come spazi espositivi del museo dell'immagine.
"Fare manifestare la bellezza interiore a persone che si trovano in una situazione di disagio, di malessere, di rischio - sottolinea il creatore di Fiumara d'Arte - è un modo che può vivificare le emozioni implose in luoghi dove la depressione non è soltanto deprivazione di cose, né soltanto mancanza di strade, di piazze e di luoghi d'incontro, servizi e strutture di cui la popolazione ha bisogno, certo, ma che non possiamo essere noi artisti a dare. L'artista deve ricontattare l'anima degli uomini attraverso la bellezza. Ed è dalla consapevolezza di essere belli che può nascere una nuova coscienza degli abitanti del quartiere".
 
Museo Terz'occhio meridiani di luce
 
Il museo all'aperto ha due aspetti diversi e complementari: il muro di Librino, che diventa "Porta della bellezza", saluto bene augurante fatto d'argilla, e "Terz'occhio-Meridiani di Luce", il museo dell'immagine. Presti ha voluto chiamarlo così perché il terzo occhio è quello del cuore, l'occhio visionario. "Apritelo - dice - e vedrete Librino trasfigurato. Vedrete le facciate dei palazzi farsi schermo per immagini proiettate dal mondo intero, vedrete le strade e le piazze farsi museo, vedrete la poesia farsi ricchezza. Terz'occhio perché nei luoghi di mancamento, dove si affermano le tenebre e il buio, bisogna partire dall'illuminazione delle coscienze. Gli abitanti del quartiere devono acquisire la consapevolezza di valere, di essere belli".
 
L'idea di Presti è quella di un museo mutante nel tempo, un museo che proponga nuove opere, e quindi nuovi volti, ogni due tre anni, un museo che usi i linguaggi della fotografia per fissare, in luoghi di fruizione collettiva, la spiritualità degli abitanti di Librino. Tutto il progetto, in ogni suo stadio, è costruito sulla condivisione e il museo all'aperto sarà l'espressione, e il prodotto di una fitta rete di relazioni tra gli artisti e gli abitanti del quartiere. Per raggiungere questo obiettivo la Fondazione Fiumara d'Arte si è mossa a partire dalle scuole dove, da dieci anni ormai, promuove iniziative sociali e culturali di grande respiro. E da lì, Presti ha coinvolto numerosi condomini del quartiere con ognuno dei quali, dopo un lungo confronto, ha stipulato una convenzione che autorizza l'utilizzo di una facciata cieca del palazzo come spazio espositivo.
Sono 100 i condomini che si sono detti disponibili a questa impresa. 100 palazzi tra cui, ogni anno, saranno individuate le 10 facciate su cui installare fotografie o da utilizzare come schermi dove, nella notte, proiettare le immagini colte dagli artisti, immagini che manifestano la bellezza spirituale delle persone di quel condominio, i loro volti, le loro espressioni, il loro sorriso.
 "Ognuno degli abitanti del palazzo, ogni giorno, tornando a casa, la mattina, la sera, il pomeriggio, riconoscendo la propria bellezza, la bellezza dell'anima, dovrà affermare con se stesso 'Io sono bello'. Quando tutti gli abitanti di quella periferia, un giorno, nella loro coscienza, sapranno dire 'Io sono bello', allora Librino non sarà più un quartiere a rischio, un luogo dell'emarginazione, ma un territorio dove, attraverso la consapevolezza della bellezza, si riacquista il diritto alla cittadinanza".
 
Il museo dell'immagine, dunque, è anche un grande progetto di democrazia partecipata che nasce dal basso. Un processo di costruzione collettiva che ha dovuto fare i conti con un "ostacolo" tipico di tutti i luoghi che la politica ha lasciato ai margini: la delusione.
 
 "Librino - racconta Antonio Presti - come tutte le periferie d'Italia, è un luogo dove gli abitanti sono stati educati a chiedere, come se questa fosse l'unica modalità di esistenza. E, nel chiedere, sono stati sempre illusi, tant'è che, pure abitate dalla terza generazione, le periferie non sono ancora riuscite a diventare parte della città contemporanea a pieno titolo. Nella logica del chiedere queste popolazioni sono state illuse e disilluse. Per questo, quando siamo andati a proporre la nostra idea di museo e di cambiamento per Librino, la più grande difficoltà è stata superare l'indifferenza alla promessa. E, se alla fine, è stato possibile, è solo grazie al fatto che ci siamo presentati forti di una presenza e di un'esperienza decennale a Librino. Il museo, dunque, non è qualcosa che sorge nel vuoto, ma arriva dopo un lungo cammino al termine del quale la Fondazione Fiumara d'Arte si è data anche questa mission: realizzare il museo. Ed è una mission costruita sul valore del dono come condivisione".
 
 E la condivisione, in questo progetto, ha un duplice aspetto: la gratuità e la consapevolezza. Gli artisti, gli intellettuali, le persone di cultura e quanti concorrono alla realizzazione del museo sono chiamati a comprenderne lo spirito che non si fonda sul denaro, ma sulla creazione di una rete di impegno sociale, civile, etico ed estetico. Gli abitanti del quartiere, da parte loro, sono chiamati ad essere protagonisti di quest'esperienza e di questa impresa volta alla crescita di un nuovo tipo di consapevolezza e di coscienza civica, un'esperienza che potrà aiutarli a fare uscire da sé i valori e le attitudini migliori.
 
Il museo crescerà gradualmente in base alle risorse disponibili di anno in anno. Crescerà per blocchi, blocchi di dieci facciate che ospiteranno gigantografie, poesie e brevi racconti, videoproiezioni, videoinstallazioni e le sagome suggestive del museo delle ombre. Linguaggi artistici diversi, ma che concorrono tutti alla spiritualità e all'emozione. Linguaggi immediatamente comprensibili che non hanno bisogno di codici di lettura sofisticati. Linguaggi che, come quello della fotografia, ormai sono entrati nella tradizione ed altri più innovativi, come i video, che consentono di coinvolgere in pochi minuti centinaia di persone, di mostrarne i volti, la vita. Ogni facciata sarà affidata ad un artista che userà un proprio linguaggio. L'anno successivo altri artisti lavoreranno su altre dieci facciate realizzando nuove istallazioni. La Fondazione Fiumara d’Arte creerà un sito internet capace di diventare col tempo prezioso archivio e “Pro-motore di Bellezza”.
 
 
Reza Deghati a Librino, laboratorio sperimentale di fotografia:
30.000 abitanti del quartiere protagonisti di "Bellezza".
 
L’ambizioso progetto vedrà la partecipazione del famoso fotografo e reporter iraniano Reza Deghati apprezzato in tutto il mondo per i suoi scatti realizzati in Paesi devastati dalla guerra e dalla povertà. Questo straordinario artista offrirà il suo talento e la sua esperienza ai cittadini di Librino. Reza lavorerà fianco a fianco con grandi e bambini, catturerà sguardi ed espressioni, momenti vissuti, dettagli di vita quotidiana. Coglierà l’anima dei cittadini, la loro identità, la loro unicità.
Reza insieme a dei giovani fotografi siciliani condurrà un laboratorio sperimentale di fotografia, coinvolgendo 30.000 abitanti del quartiere che diventeranno in questo modo protagonisti di “Bellezza”. Il laboratorio fotografico permetterà di realizzare un “archivio” storico di identità sociale.
La Fondazione coinvolgerà 100 bambini, 70 di Librino, 30 provenienti dal resto della città. Ognuno di loro fornirà un elenco di circa 300 persone, “La mia terra, la mia famiglia”, amici, parenti, conoscenti, vicini di casa etc.
I giovani fotografi siciliani selezionati dalla Fondazione lavoreranno fianco a fianco con Reza che con loro creerà una scuola di fotografia nel quartiere. A loro volta i fotografi insegneranno ai bambini nozioni e tecniche grazie alle quali ognuno di loro potrà “raccontare” fotograficamente le persone scelte. È importante che i fotografi selezionati interagiscano con il quartiere, ne conoscano l’anima, le potenzialità, l’identità. E’ indispensabile comprendere che il vero lavoro sarà il processo di partecipazione condivisa con tutti gli abitanti. L’opera fotografica deve diventare il mezzo per poter costruire insieme sì un percorso di ricerca artistica ma al tempo stesso una rete sociale e civile.
 
Installazione gigantografie di Reza sulle facciate dei condomini.
 
Alcune delle immagini realizzate da Reza Deghati durante la sua permanenza a Librino saranno scelte per il Museo “Terz’occhio meridiani di luce” e saranno successivamente installate sulle facciate cieche dei palazzi del quartiere con i quali la Fondazione ha già stipulato delle convenzioni. A tutt’oggi sono 100 quelli che si sono già detti disponibili. Tra i 100 palazzi aderenti all’iniziativa artistica, sociale ed etica di Antonio Presti, saranno individuate, ogni anno, le 10 facciate su cui installare fotografie o da utilizzare come schermi dove, nella notte, poter proiettare le immagini colte dagli artisti invitati a partecipare di anno in anno, immagini che manifestano la bellezza spirituale delle persone di quel condominio, i loro volti, le loro espressioni, il loro sorriso.
 
Mostra fotografi: proiezioni sulle facciate dei condomini.
 
I giovani fotografi avranno la possibilità di potere esporre il loro lavoro, appositamente selezionato dalla Fondazione, che sarà proiettato sulle facciate dei condomini per un periodo di due-tre mesi. L’idea di Antonio Presti è di creare a Librino un museo visitabile anche la notte, un museo sotto le stelle che vive dei volti, dei sorrisi, degli sguardi della gente che vi abita. E creare in questo modo un forte senso di identità. Ogni cittadino guardandosi proiettato sulle facciate del quartiere non potrà che coglierne la Bellezza. Nelle facciate ci saranno giochi d’ombra, poesie, ritratti, e le foto di tutti i fotografi coinvolti nell’iniziativa.
 
Museo "Diffuso": mostra fotografi a Librino.
 
Un gruppo di fotografi dovrà lavorare all’interno dei negozi, nelle sedi delle associazioni culturali e di volontariato, negli uffici del Commissariato di Pubblica sicurezza di Librino, alla caserma dei Carabinieri. Utilizzando tecniche e stili a loro più congeniali, i fotografi dovranno ritrarre le attività, i negozianti, la gente che lavora a Librino. Con le immagini realizzate si darà vita al “Museo diffuso”, allestito all’interno delle sedi e degli esercizi commerciali nei quali sono state realizzate. E lì resteranno come mostra temporanea per almeno due-tre mesi. Allo scadere del periodo stabilito, gli scatti resteranno ai negozianti come dono che la Fondazione intende fare al quartiere. In questo modo si crea un forte senso di identità, di cittadinanza, di unione. Il quartiere diventa un museo capace di attrarre in ogni angolo, in ogni luogo, turisti pronti a cogliere la Bellezza e la Spiritualità di Librino e dei suoi abitanti.
 
Laboratori sperimentali università di Catania Facoltà di lingue e letterature straniere e Facoltà di Lettere e Filosofia.
 
Alcuni studenti della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere e della Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Catania, parteciperanno alla realizzazione del progetto fotografico insieme ai fotografi professionisti. Il loro apporto costituirà un laboratorio sul campo che connoterà pragmaticamente il percorso didattico e sarà potenziale occasione di ricerca e tesi sperimentali. Ogni gruppo di intervento sarà composto da tre ragazzi e si relazionerà con almeno 150 persone del quartiere, per realizzare immagini che raccontino Librino con gli occhi di chi partecipa alla vita del quartiere e crea un contatto con i suoi abitanti.
 
Mostra di Reza in Piazza dell'elefante.
 
Reza donerà una mostra che sarà allestita nel 2011 a Librino e resterà in esposizione per tre mesi in un luogo aperto: la piazza dell’Elefante, ideata e intesa inizialmente come centro della vita del quartiere, punto di incontro degli abitanti, nucleo e fulcro delle loro giornate. Un luogo che però è rimasto di fatto abbandonato a se stesso. Con l’esposizione del grande fotografo iraniano si sancisce il valore del rispetto in un luogo degradato, lasciato all’incuria e all’illegalità.
Legati come da un filo invisibile in questa mostra-installazione ci saranno non soltanto i bambini di Librino, ma anche quelli dell’Afghanistan, ripresi dall’occhio esperto dello stesso fotografo che in mostra porterà le immagini realizzate nel suo lungo viaggio nel mondo e nei cinque anni vissuti in Afghanistan. Gli uni conosceranno gli altri. Vivranno simbolicamente nello stesso spazio. E la “convivenza” sigillerà un rapporto emozionale.
 
Mostra fotografi a Caltagirone nella galleria fotografica "Luigi Ghirri".
 
A conclusione dei laboratori fotografici sarà allestita, contemporaneamente o successivamente a quella creata a Librino, una mostra fotografica ospitata nella Galleria Fotografica “Luigi Ghirri” di Caltagirone, ideata e diretta da Sebastiano Favitta, che da oltre un decennio promuove la cultura fotografica in Sicilia; un parallelo decennale consolidatosi attraverso la costante attività espositiva e culturale che continua a richiamare fotografi, cultori o semplicemente viaggiatori curiosi nel cuore barocco di questa città patrimonio dell’Unesco che, nel 2003 grazie al fondamentale apporto della Ghirri, ha arricchito la propria rete museale civica con l’apertura del Museo, Museo della Fotografia Storica e Contemporanea, ex Caserma dei Carabinieri. La collettiva seguirà un percorso fotografico che sintetizzerà l’iter seguito dai fotografi durante i laboratori sperimentali fatti a Librino. In mostra ci saranno le immagini degli abitanti del quartiere, oltre 30.000 persone coinvolte che daranno un’identità ad una zona della città volutamente lasciata all’indifferenza e all’incuria. La Fondazione sceglierà tra le immagini realizzate dai fotografi selezionati e dagli studenti universitari quelle che andranno in mostra a Caltagirone. Alla manifestazione saranno invitati i direttori dei più importanti musei fotografici del mondo per creare un contatto, un ponte grazie al quale confrontarsi negli anni, e la possibilità di portare in esposizione nei musei italiani ed esteri le immagini scattate dai fotografici siciliani a Librino.
 




Pubblicato il 19 febbraio 2010




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Rappresentazione virtuale di come sarā il museo all'aperto "Terz'occhio - Meridiani di luce"
Altra rappresentazione virtuale del museo
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Il fotografo e giornalista iraniano Reza Deghati
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