Agenzia editoriale
La ricerca della normalitā
di Antonella Gurrieri
Chi “visita” Librino, di solito, vuole scovarne qualche scoop e raccontarne i lati oscuri. Ma il quartiere satellite di Catania è anche un’area aperta alle novità e disposta al cambiamento.
 


Il quartiere di Librino lo intravede già dall’aereo, in fase di atterraggio. Il colpo d’occhio è un insieme di palazzi grigi, con qualche macchia di colore sulle facciate.
Lui, il giornalista che viene dal “continente”, di quel rione ha sentito parlare, ma senza ascoltare: ha raccolto soltanto ciò che gli interessava, e si è fatto un film tutto suo. Si è messo in testa di  andar lì a fare un’inchiesta, senza essersi documentato più di tanto. E approda a Catania. Un “gancio” lo aspetta nei pressi della Porta delle Bellezza. Un contatto in grado di dargli la giusta dritta. Lui vi arriva in taxi,  lo sportello si apre, ma non scende. Con fare da “detective allo sbaraglio” chiede sottovoce: “Tutto a posto? Successo niente? Dov’è la mia  scorta?" 
Parte da qui il mio racconto su Librino perché, in ordine di tempo, questo fatto, realmente accaduto è una delle cose che mi ha più sconcertata.
Il primo gancio con cui il giornalista ha preso contatti sono stata  io, ma non ero nelle sue corde, non “ suonavo melodie del terrore”.
Gli ho parlato di rinascita e di nuova ricerca di identità, gli ho raccontato delle generazioni che stanno crescendo all’ombra di buoni educatori, dell’abnegazione degli insegnanti che operano nelle scuole del quartiere... ho parlato del possibile futuro facendo una premessa su un passato che la gran parte degli abitanti vuole  lasciarsi alle spalle. Non era questo che gli interessava. Piuttosto era alla spasmodica ricerca di ladri, spacciatori, mafiosi, delinquenti, drogati, interviste shock.
“A Librino ho vissuto una notte di terrore sette anni fa. Un giovane folle ha sparato dalla finestra di casa rischiando di fare una strage. Mi inviarono sul luogo – racconta Antonello Carbone, giornalista Rai -. Il parroco del quartiere provava a convincere il ragazzo, un ex militare, a deporre le armi. Fu il panico quando si materializzò in strada armato fino al collo. I miei angeli apparvero su una vecchia Renault: era una famiglia di Librino, di cui non conosco il cognome. Non ci pensarono un attimo a farmi salire nella loro auto e portarmi al sicuro. Non finirò mai di ringraziarli per il coraggio e la sensibilità”.
Di turismo a Librino non ce n’è e quel poco che si riesce a realizzare è un turismo “giornalistico”. Visitatori  “di opposizione” alla ricerca frenetica del “marcio”.
E’ tutta questione di approccio. La scorsa estate a Librino una giovane madre, in preda ad una crisi depressiva, ha lanciato dal balcone il proprio bambino. Non si è persa l’occasione per parlare ancora una volta del degrado in cui versa il quartiere. Mi chiedo dove stia il sillogismo, come se il disagio mentale di un individuo trovasse cittadinanza esclusivamente in un quartiere periferico, come se la depressione, o i disturbi della psiche fossero una patologia da “luogo sub urbano" .
Non è così, ci sono certi fatti di cronaca che si ripetono con la stessa modalità in tutte le parti del mondo, ma se accadono in posti particolari c’è come “condire” meglio la notizia.
Non voglio con questo dire che Librino non sia un quartiere problematico, lo è senz’altro ma chi fa informazione ha una grande dose di responsabilità nel momento in cui persevera nel ghettizzarlo.
Nel corso di un’operazione antidroga del dicembre scorso condotta dalla Polizia tra i viali Moncada, Bummacaro e San Teodoro, gli agenti hanno arrestato Maurizio Arena, 29 anni, figlio del boss latitante Giovanni ricercato dal 1993. Una retata  - ci ricorda Peppino, un giovane volontario che opera nel quartiere- nella quale è finita in manette gran parte della famiglia Arena che, pare, abbia il controllo del territorio librinese. In carcere qualche mese prima anche la madre di Maurizio Arena, Loredana Agata Avitabile che, in concorso con il figlio, sempre secondo gli inquirenti, spacciava marjuana. 
Arresti di un certo rilievo che, si pensa, abbiano  modificato alcuni equilibri. Così l’attività di spaccio, che prima aveva una propria centrale nel “Palazzo di cemento” si è spostata  in  un condominio di viale San Teodoro. Neanche tanto lontano, proprio nel muretto di fronte, forse per non creare “disorientamento” ai clienti, che, diciamola tutta, per la maggior parte sono i figli della gente bene della città.
Quelli che arrivano con gli “spideroni” o con i “Suv”, con la puzza sotto al naso e i portafogli pieni di soldi e vanno a far rifornimento il sabato pomeriggio: hashish, marijuana, e via tranquilli con la roba nel cruscotto. Questa non è la storia di Librino, è la storia di Catania, anzi è la storia di una società globale.
Allo stesso tempo ci sono tante persone che si muovono per far del beneGiovani che lavorano all’interno delle associazioni sportive e culturali, alcune di queste sono legate alle parrocchie e raccolgono moltissimi adolescenti togliendoli dalle strade senza colore e regalando momenti di svago collettivo, di aggregazione sana. Le scuole, specie  quelle elementari,  spesso sono state da esempio per gli istituti cittadini, si sono realizzati progetti importanti, laboratori esaltanti ed educativi.
Suor Maria Cettina Compagnone è un’anima pia, una del numeroso esercito di volontari che opera a Librino. Dal settembre 2008 ogni mattina lascia l’istituto delle suore cappuccine del sacro cuore e si reca a Librino. Sono tante le famiglie che nel palazzo di cemento ( 13 piani senza ascensore) attendono una sua visita, una parola, un po’ di conforto. Donne sole con bambini ancora in tenera età, la maggior parte degli uomini si trova in galera a scontare pene più o meno pesanti. Suor M. Cettina sale e scende le interminabili scale, porta la parola di Dio dove si vive una vita da inferno. Si arrampica sino al settimo piano per ritrovare Fabio, 21 anni, un giovane ragazzo disabile incastrato tra le povere mura di casa praticamente da sempre. “ Ogni tanto lo trovo in preda a crisi nervose – racconta Suor M. Cettina – e come non dargli ragione, povero figlio non sa cosa sia una passeggiata all’aria aperta. Orfano di padre, vive con la madre anziana e stanca. A novembre lo abbiamo battezzato e cresimato, abbiamo organizzato una festa con tanto di bomboniere e regalini, dolcetti e palloncini. Sono tantissimi i bambini che non hanno ricevuto il primo sacramento, - continua Suor M. Cettina - sono figli di famiglie che vivono un disagio non soltanto economico ma soprattutto morale e spirituale. Così quando troviamo la collaborazione dei genitori accompagnamo noi i bambini verso il Battesimo, anzi abbiamo anche pensato di sensibilizzare alcune famiglie del centro della città per far da madrine o padrini a questi piccoli esserini che così avranno la possibilità di entrare a far parte di altre realtà e guadagnare una nuova visione della vita.” Dietro ognuna delle 80 porte del palazzo di cemento c’è una storia da raccontare.
Suor Maria Cettina ad ognuna di queste famiglie porta la comunione e prega per la redenzione e con amore combatte la diffidenza.
La Porta della Bellezza, ideata e realizzata da Antonio Presti, ha rappresentato l’apoteosi di un percorso che il mecenate conduce da un decennio all’interno del quartiere.
Lui è riuscito a infondere nei cuori degli abitanti l’importanza dell’arte, la bellezza e la cultura.
“ La prima volta in assoluto che ho varcato le soglie di Librino stavo organizzando il treno dei poeti, così iniziai a parlare di Bellezza. – racconta Antonio Presti -  “ con la bellezza non si mangia”, mi urlò un signore , è vero gli risposi, ma la bellezza  sta nella dignità di ognuno di noi di sentirsi parte di questa vita e di questo luogo. Mi prendevano per folle, non mi sono scoraggiato e ho continuato a parlare di bellezza, oggi il messaggio è stato recepito e la Porta ne è icona.”
E’ vero tutti la guardano ma nessuno la tocca. Intonsa , nel suo blu cielo, rappresenta la sacralità di un momento collettivo di lavoro di tutti i bambini di Librino.
E la Porta della Bellezza oggi è un vero e proprio “scudo”, all’ombra del quale nessuno ti tocca….
In una notte di dicembre, dopo una cena con un gruppo di architetti provenienti da tutta italia in occasione di un convegno, Vittorio Sgarbi, anch’esso parte della comitiva, esprime ad Antonio Presti il desiderio di andare a visitare la Porta della Bellezza. Non facciamo una piega. Il lungo codazzo di macchine inizia il suo percorso alla volta di Librino.
Le signore in abito da sera, ingioiellate fino ai denti, gli architetti settentrionali in giacca, cravatta e rolex, e Sgarbi che, con la sua, solita o insolita, simpatia intrattiene  ad alta voce  parlando di arte.
Ad un tratto una fiesta bianca che camminava al ritmo delle percussioni ( tunz tunz tunz) e con 4 individui a bordo inizia a girare intorno alla rotonda.
Ci sentiamo osservati….ma poi uno dei passeggeri abbassa il finestrino e urla “Talia, i turisti macari di notti venunu a taliari a potta…..signora,  ci piaci?”.
Adesso si attendono con ansia e con grande speranza la costruzione dell’ospedale San Marco, che dovrebbe essere realizzato con i criteri del centro di eccellenza. E poi l’arrivo delle scuole dove organizzare i licei, la batosta dell’istituto d’arte tanto atteso e poi negato è stata attutita con l’arrivo del “Lucia Mangano” pioniere in tal senso. Tutti progetti e realizzazioni che creerebbero la così detta “zona Franca”.
E poi  c’è chi chiede l’abbattimento del palazzo di cemento che è il simbolo negativo del quartiere una sorta di “muro di Berlino” da far scomparire.
«Lo straordinario a Librino – mi ha detto l’altro giorno Antonio – è fare diventare tutto “normale"» .
Ho riflettuto molto su questa frase e alla fine ho concluso che  della normalità non importa niente a nessuno. 




Pubblicato il 07 maggio 2010




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Il quartiere di Librino
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Suor Maria Cettina Compagnone
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La Porta della Bellezza di Librino
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