Agenzia editoriale
Roberta Torre indaga la spiritualitā della periferia
di Lavinia D'Agostino
La regista milanese torna a girare in Sicilia e ha scelto Librino come set per il film “I baci mai dati” che uscirà a settembre: «Mi ha affascinato l’aspetto irreale del quartiere etneo»


Non un film di mafia. Qui il Padrino e Pizza Connection non c’entrano niente. Eppure siamo a Librino, periferia sud di Catania. Quartiere a rischio, degradato, dimenticato. Eppure qui, tra gli immensi palazzi con ingresso al “secondo piano”, Roberta Torre ha girato il suo ultimo I baci mai dati, non una pellicola violenta che parla di degrado e gioventù bruciata, ma un film che parla di spiritualità, di fede, del rapporto tra sacro e divino. Il film, scritto da Roberta Torre e da Laura Nuccilli e che uscirà nelle sale dopo settembre, è la storia della tredicenne Emanuela (l’esordiente catanese Carla Marchese), cresciuta troppo in fretta nel sobborgo di una grande città del sud Italia: Librino appunto. Un giorno, un po’ per noia e un po’ per gioco, s’inventa di aver visto la Madonna e di poter fare miracoli. Tutti le credono, e se non le credono ci provano. Da quel momento irrompe nella sua vita un’umanità affamata e bisognosa che le chiede di tutto: dal posto di lavoro alla vittoria del campionato di calcio, richieste che sono specchio di un disagio di vari livelli.
Sua madre Rita, ex Miss del quartiere (una Donatella Finocchiaro in versione ossigenata) fiuta l’affare, e così si stravolgono gli equilibri del microcosmo in cui si muovono i personaggi della vicenda, che si troveranno coinvolti in un disegno più grande di loro. Fino a quando, quello che sembra un evento straordinario e inspiegabile, accadrà sul serio.
Signora Torre, perché ha scelto Librino?
«Perché qui si respira un senso di irrealtà: è un quartiere popoloso progettato dall’architetto giapponese Kenzo Tange  dove vivono agglomerati di persone in palazzi infiniti dall’aspetto più che mai metafisico… Mi ha affascinato proprio questo suo aspetto irreale, un contenitore di vita brulicante che contrasta con la sua apparenza algida, la contrapposizione tra i colori mediterranea e l’ambientazione molto orietale. Questo quartiere offre davvero un fortissimo impatto visivo che non lo collega a nessuna periferia italiana che io abbia mai visto, ed è stato il palcoscenico ideale per il mio film che ha dei toni “astratti e surreali”».
Ha avuto problemi durante le riprese?
«Assolutamente no. Mi sono trovata molto bene e poi abbiamo avuto un bel rapporto con gli abitanti, anche grazie al mio amico Atonio Presti che, lavorando a Librino da anni, ci ha introdotto nel quartiere. Gli abitanti di Librino sono stati contenti, ci hanno accolto con affetto e stupore, hanno partecipato in maniera molto calorosa alle riprese e molti hanno partecipato al film. Mi piace lavorare con le personalità dei quartieri, persone che vivono vite vere. Io, poi, sono molto attratta dalle facce, e qui ne ho incontrate di strepitose».
Protagonista di questo film è Carla Marchese, un altro volto nuovo di Catania…
«Assolutamente nuovo, scoperto durante la preparazione del film.  L’ho scelta  in un lido balneare di Catania tra 1500 ragazzine, per me è stato un colpo di fulmine. Di Carla mi ha colpito il viso meraviglioso. Lei è un personaggio già così com’è, carina e particolare allo stesso tempo, e poi molto divertente. Non ha una faccia banale, anzi molto particolare, e poi ha anche una personalità molto forte».
Questo film vuole mettere a nudo il rapporto che gli italiani hanno con la spiritualità?
«In realtà è un viaggio, per certi versi anche divertente, in un mondo che appartiene a tutti: quello dei desideri e dei bisogni più intimi e profondi. Penso che il rapporto con dio non sia un fatto di nazionalità, perché per metodi e modalità è simile in ogni luogo. Il rapporto con il sacro credo che sia un tema molto sentito in questo momento, basti pensare al recente film Lourdes e che Nanni Moretti sta girando un film sul Papa. Trovo che in questo momento storico il rapporto con il divino voglia essere indagato».
Il film, prodotto da Nuvola Film e Rosetta Film in collaborazione con la Regione Siciliana e Adriana Chiesa Enterprises, vede nel cast anche Pino Micol nel ruolo di Don Livio, Giuseppe Fiorello che interpreta Giulio, e la partecipazione straordinaria di Piera Degli Esposti, nel ruolo di Viola.




Pubblicato il 07 maggio 2010




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Roberta Torre sul set
Roberta Torre sul set "I baci mai dati"
Una scena del film, con Piera Degli Esposti
Una scena del film, con Piera Degli Esposti
Librino, durante le riprese del film
Librino, durante le riprese del film
La giovane protagonista etnea, Carla Marchese
La giovane protagonista etnea, Carla Marchese

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