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Gnc dixit Ott 13 2009 Il mio sogno siciliano di bellezza rischia di tramutarsi in un incubo
Non avevo ancora due mesi di vita quando il 28 agosto del 1963 Martin Luther King promunciò il famoso discorso al Lincoln Memorial di Washington dove consegnò alla storia la famosa frase “I have a dream”, ho un sogno. Il suo sogno era quello di avere il suo Paese, gli Stati Uniti d’America, finalmente libero dal marchio infamante del razzismo. Quarantasei anni dopo si è insediato alla Casa Bianca il primo presidente afro-americano: il razzismo non è sconfitto del tutto ma, mezzo secolo dopo, fortunatamente il Paese ha fatto passi da gigante.
Nel 2009 anch'io sento l'esigenza di dire “ho un sogno”. So perfettamente che, a differenza di M.L.K. non rappresento alcuna comunità, alcuna forza sociale. Rappresento solo me stesso. Mi sento, però, di dire che il mio pensiero potrebbe non essere isolato. Mi si permetta un’altra citazione importante, ma John Lennon in “Imagine” cantava: “Puoi dire che sono un sognatore, ma non sono l'unico”. Il mio sogno è quello di vedere la mia Isola, la Sicilia, finalmente una terra di bellezza e non solo una terra di devastazione e di cose che non funzionano. La bellezza, a onor del vero, Madre Natura ce l'aveva pure data, i siciliani hanno fatto di tutto per disprezzarla. La tragedia di Messina di dieci giorni fa è stato l’epilogo di una gestione dissennata del territorio durata anni. E fa male sentire, a tragedia appena avvenuta, che il problema era noto da due anni ma non c’erano soldi per intervenire. Non ci sono soldi per evitare tragedie come queste? E a che servono, allora, le Amministrazione dello Stato, della Regione, e di tutti gli enti locali, se non a questo? Allora molto prima che un ponte “di” Messina, servirebbe in questo momento un “ponte per” Messina, considerata la frequente “difficoltà” di raggiungerla da Catania senza correre rischi. In questo ha ragione il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che ha detto: “O c'è un piano serio che, piuttosto che in opere faraoniche, investa sulla sicurezza in questo Paese, o si potranno avere altre sciagure”. Anche il responsabile della Protezione civile Guido Bertolaso ha dovuto prendere atto che: “C'è una situazione di diffuso dissesto idrogeologico, in parte causato dall'abusivismo, a Messina e in molte altre parti d'Italia”. Il mio sogno di una Sicilia restituita alla sua bellezza, purtroppo, cozza anche con il fiume di spazzatura che le strade di Palermo hanno mostrato impietose, dopo le abbondanti piogge dei giorni scorsi, spazzatura che è finita a mare causando un ulteriore problema ecologico. Cozza, certamente, con la mai sanate ferite dell'abusivismo edilizio a Gela e ad Agrigento e tanto altro. In Sicilia, in effetti, esiste un sognatore che da anni parla di devozione alla bellezza tanto da farne il suo obiettivo di vita ed è Antonio Presti, il fondatore della Fiumara d'Arte e dell'Atelier degli artisti sul Mare a Castel di Tusa, ed oggi fautore della rinascita etica, oltre che estetica, di due aree degradate dell'Isola, la città satellite di Librino a Catania e l'area del fiume Oreto a Palermo. Per Presti, messinese tra l'altro, la bellezza è intesa come dono, come condivisione, come etica. Come, però, scriveva già William Shakespeare nel 1600 nella commedia “Come vi piace” “la bellezza tenta i ladri più dell’oro”. E in Sicilia, la bellezza della nostra terra, invece, di farla diventare la nostra ricchezza, la facciamo diventare oro da depredare. Spero proprio che il mio sogno non si trasformi in incubo. |
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